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“La Bustina della Serva”. Quello che Resta

di CiCiErre #LabustinadellaServa twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

La Bustina di Natale è la mia preferita, quella che fa i conti in tasca e nel cuore.
È la Bustina più bella dell’anno, quella in cui dichiariamo pace agli altri, ma soprattutto a noi stessi. E’ quella che rendiconta, dei nodi che arrivano al pettine e anche dei garbugli che non riusciamo a sciogliere. Il fatto è che arrivati a questo punto ce ne importa un po’ meno, nell’alto valore della resa, di essere un po’ perdenti laddove la perdita racchiude da sempre la speranza del ritrovarsi. Il tentativo di tracciare un bilancio senza retaggi, senza conti in sospeso, senza spine.

È stato l’anno della resa, anche se forse chi si deve arrendere ancora non lo sa. L’anno delle nocciole turche, e della politica breve da cookie e post, l’anno della profilazione dell’odio, della paura che si fa del diverso, ma anche l’anno delle piazze piene. L’anno in cui gli incontri lasciano il segno,​ di piazze gremite strette come sardine, l’anno in cui il cuore si sfiora nei giardini, quando le foglie cadono ed anche se fa freddo, non ti importa più. La certezza che il flusso del mare si porta dentro. L’anno della congiunzione tra passato e futuro e di quella resistenza attiva nel mantenersi a ricordare chi eravamo, e delle rughe su un viso di donna che si fanno forza per ricordarci chi ancora siamo.

L’anno degli sbarchi e di una capitana aggredita, ma anche quello in cui i giudici riportano ordine.
L’anno della giustizia non privata, ma pubblica, non in una caserma, ma in tribunale che ci lascia l’insegnamento più bello della tenacia.
L’anno di un primo ministro, donna, giovane e figlia di due mamme, mentre i canali musicali rimbalzano con ironia hit mixate di genitore uno e genitore due.

Le sfide più difficili sono le più belle perché quando ci arrivi in fondo, ti cambiano. Era quello che sostenevo nella Bustina di un anno fa, lo credo ancora. Ma ho imparato una cosa in più, ho imparato che la sfida più difficile è accettare quello che resta.
Quello che resta dopo, anche se non ti piace.
La sfida difficile è andare oltre, sorvolare il vuoto dei principi astratti e continuare a cercare la concretezza che sfugge.

Siamo la somma di quello che non facciamo, di quello che abbiamo perso ma siamo anche quelle piazze che intonano bella ciao, e che si riprendono gli spazi che la politica pensa di occupare da qualche poltrona e soprattutto non siamo quel dolo che se non si dimostra diventa colpa, ma che ci fa sentire tutti imputati in un processo a cui si aggiunge l’onere di una difesa che rimetta ognuno al proprio posto, che restituisca ai ruoli la dignità persa.

Quello che resta è che la parte difficile poi passa; la consapevolezza che rappresenta solo una fase nella quale è racchiuso il senso del nostro sognare.

In definitiva, ho capito che quello che resta, ma che resta veramente, lo decidiamo solo noi. Noi così abbastanza vicini da tutto quello che non siamo, noi così abbastanza lontani da tutto quello che potremmo essere….​
O viceversa.
È sempre solo nostra la scelta.
Con l’augurio di un anno di successi, fatto di scelte dure ed ardue, ma che rivelano il lato più bello del coraggio: la nostra dignità.

 

(23 dicembre 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

 




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