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Ragazzi di Tehran, rapire per poi chiedere un riscatto e indirette complicità. Il caso dell’oppositore iraniano Roohollah Zam

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Teocrazie

 

Rapire per poi chiedere un riscatto, che sia in termini monetari o in termini umani. E’ questa la politica mafiosa che da anni il regime iraniano porta avanti, ed è questo che è successo ultimamente – probabilmente anche con la indiretta complicità dei servizi francesi – con l’oppositore iraniano Roohollah Zam.

Zam è un giornalista iraniano che, dopo le proteste anti regime del 2009, era scappato dall’Iran e si era rifugiato in Francia. Qui, aveva ottenuto lo status di rifugiato politico ed era, teoricamente, protetto da Parigi. Dalla Francia, Zam gestiva un noto canale su Telegram chiamato “Amadnews”, da dove diffondeva importanti informazioni sui crimini di Teheran.

La settimana scorsa, i Pasdaran iraniani hanno annunciato l’arresto di Roohollah Zam, in quella che hanno definito una sofisticata operazione di intelligence. Dalle notizie che si è riusciti a ricavare, riportate anche da Repubblica, Zam sarebbe stato attratto in una trappola da una donna, che gli avrebbe offerto di incontrare l’Ayatollah sciita iracheno al-Sistani, da sempre oppositore della teocrazia khomeinista iraniana. Arrivato in Iraq, però, Zam sarebbe stato arrestato e portato in Iran.

Arrivato in Iran, Zam è stato quindi sottoposto alla umiliazione pubblica a cui, quasi sempre, vengono sottoposti gli oppositori del regime. E’ stato mostrato in diversi video con gli occhi bendati e la TV pubblica ha mandato in onda un suo filmato/confessione, in cui il giornalista affermava di pentirsi per la sua attività giornalistica anti-regime.

Le ragioni dell’arresto di Zam, però, non vanno ricercate solamente nella sua attività mediatica di opposizione al regime, ma anche – come suddetto – dalle pratiche mafiose di Teheran. Prima di fermare Zam, infatti, l’intelligence iraniana si è premunita di arrestare l’accademica franco iraniana Fariba Adelkhah e il suo compagno Roland Marchal. In teoria, i due sono stati accusati di spionaggio, ma dopo l’arresto di Zam, il puzzle inizia a completarsi. All’arresto dei due ricercatori in Iran, va aggiunto il fatto che la Francia detiene da febbraio un ingegnere iraniano arrestato a Nizza, con l’accusa di essere un uomo chiave del programma nucleare di Teheran. Su di lui, pende una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti.

Ecco allora che il quadro si completa: Teheran ha volontariamente fermato due poveri cittadini francesi innocenti, arrivati realmente in Iran per questioni accademiche, allo scopo di scambiarli con oppositori al regime e scienziati responsabili di crimini internazionali. Uno stile conosciuto che la Repubblica Islamica porta avanti e che, con il caso Zam, dimostra anche la triste libertà d’azione di cui i Pasdaran godono oggi anche nel vicino Iraq.

 

(17 ottobre 2019)

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