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Il premier iracheno Al-Mahdi rimuove un generale eroe della guerra contro l’Isis per compiacere l’Iran

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Iraq

 

L’Iraq è in fiamme. Lo è in primis a livello popolare, dove le rinnovate proteste popolari contro il Governo, figlie della disoccupazione e dell’alto tasso di corruzione interna, stanno mettendo a repentaglio la vita del Governo di Abdel Abudl al-Mahdi. La piazza non grida vendetta solo contro la fame imperante, ma anche contro l’interferenza del regime iraniano nel Paese. A pretendere che l’Iran abbandoni l’Iraq non sono solo i sunniti, ma anche gli stessi sciiti, che non vogliono essere dominati dal khomeinismo imperante a Teheran.

Purtroppo, nonostante alcune aperture politiche, la risposta principale a queste manifestazioni popolari è stata la repressione, che sinora ha causato oltre 20 morti e centinaia di feriti. A guidare la mano repressiva, ovviamente, ci sono le milizie inquadrate nella Unità di Mobilitazione Popolare (PMF), realtà nata nel 2014 per combattere l’Isis, ma trasformata dall’Iran nel suo braccio armato per controllare il vicino Iraq. Oggi che Isis è territorialmente sconfitto molti in Iraq chiedono il disarmo delle PMF, il loro scioglimento o perlomeno il loro inquadramento dentro l’esercito regolare iracheno.

Purtroppo, ad oggi, nonostante alcuni tentativi in questo senso del Governo centrale di Baghdad, le milizie delle PMF continuando ad agire indisturbate, al servizio di un governo estero, ovvero dell’Iran. Peggio, secondo quanto riportato dall’Iraq stesso, dopo le pressioni iraniane il Premier iracheno al-Mahdi ha trasferito il Generale Abdul Wahab al-Saadi, comandante del Dipartimento anti-terrorismo, consideranto un eroe nazionale per la sua guerra contro l’Isis. Il 27 settembre scorso, al-Mahdi ha deciso il transferimento di al-Saadi dal comando del Dipartimento anti-terrorismo, al Ministero della Difesa (dove di solito vengono trasferiti coloro che sono considerati troppo ingombranti politicamente). Per molti commentatori, la ragione del trasferimento – come suddetto – sono le pressioni iraniane, perché al-Saadi era considerato eccessivamente vicino a Stati Uniti e Gran Bretagna.

La rimozione di al-Saadi ad ogni modo, potrebbe costare cara al Premier al-Mahdi e allo stesso Iran. Si tratta di un personaggio molto amato nel Paese, che potrebbe diventare presto un leader politico, capace di raccogliere un vasto consenso popolare, anche oltre le differenze settarie che da anni sconvolgono la politica irachena. Se cosi fosse, a Baghdad arriverebbe al potere un uomo che potrebbe mettere molto a rischio i piani iraniani di usare l’Iraq come testa di ponte per espandere il suo potere religioso e geopolitico (verso Siria e Libano). Lo scontro sarà duro e pare appena cominciato…

 

(7 ottobre 2019)

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