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Iran, dopo le proteste annullato il matrimonio tra una 11enne e un uomo di 30. Se le proteste smetteranno la pedofilia di stato continuerà ad esistere

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Teocrazie

 

Protestare serve. E denunciare in pubblico gli abusi che compie il regime iraniano può cambiare veramente le cose. Lo dimostra il terribile caso di una bimba di 11 anni, data in sposa in Iran ad un uomo di quasi 30 anni. Il video del matrimonio, diffuso in rete, aveva scatenato la rabbia generale, non solo a livello internazionale, ma anche in Iran. Il video è stato ottenuto e diffuso in rete dal giornalista iraniano Javad Heydarian, che aveva come obiettivo quello di denunciare la pratica dei matrimoni minorili in Iran.

Dopo le polemiche e le proteste, la giustizia iraniana si è sentita obbligata ad intervenire: il procuratore provinciale Hassan Negin Taji ha deciso di annullare il matrimonio, sostenendo che questo matrimonio violasse l’articolo 50 del codice della famiglia.

Concretamente, il matrimonio è stato annullato perché la povera bambina non aveva l’età per sposarsi, perché aveva appena 11 anni. Qui però viene la parte più triste, che fa capire come le proteste devono continuare e non è possibile accontentarsi di vincere una battaglia: in Iran, l’età legale per sposarsi con il consenso dei genitori, per le bimbe è dai 13 anni (per i maschi 15). Infatti, secondo il procuratore iraniano, il matrimonio formale è stato annullato, ma in realtà è stato trasformato in un “matrimonio temporaneo”, che “permettera’ ai due di conoscersi senza violare le regole islamica”. Ergo, quando la bimba avrà 13 anni, l’uomo sarà libero di sposarla e di avere con lei relazioni sessuali, poco importa se la bimba sarà o meno consenziente.

E’ necessario quindi giore per la vittoria temporanea, ma non smettere di denunciare la pedofilia di Stato in Iran. Nessun dialogo può essere ammesso con un regime che promuove la pedofilia di Stato, lasciando minorenni senza diritti, in potenziale balia di orchi fondamentalisti e misogini.

 

(10 settembre 2019)

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