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Ragazzi di Tehran, trentantré anni di carcere (33!) per aver protestato contro il velo obbligatorio

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Teocrazie

 

Sono 12 le persone arrestate in Iran tra il dicembre del 2017 ad oggi, per aver pubblicamente protestato contro il velo obbligatorio. Tra loro, ci sono dieci donne e due uomini. Si tratta di coraggiosi attivisti che, nonostante le repressioni, hanno deciso di sfidare la misognia e il razzismo del regime, per dire no all’hijab imposto e per lottare in favore della parità di genere nella Repubblica Islamica.

Ricordiamo che, secondo il codice penale islamico, articolo 638 e 639, è prevista una pena fino a 10 anni di carcere per reati contro la moralità, come “incoraggiare le persone alla corruzione e alla prostituzione”. Togliere il velo in Iran, è per l’appunto equiparato ad un atto di protituzione e incoraggiamento alla prostituzione.

A dispetto del codice penale, gli atti di protesta civile nella Repubblica Islamica sono aumentati costantemente in questi anni. Incoraggiati dalla campagna promossa sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom” dalla giornalista iraniana dissidente Masih Alinejad, gli iraniani hanno aderito in massa alla campagna contro il velo. Un fenomento talmente potente con una partecipazione così numerosa, che ha portato Teheran a  reagire, minacciando altri dieci anni di carcere per coloro che continueranno ad inviare fotografie e video dei loro atti di protesta civile, alla Alinejad.

Ad oggi, come suddetto, sono 12 le persone condannate a pene da 6 mesi a 33 anni di carcere, per aver protestato contro il velo obbligatorio o per aver difeso legalmente coloro che lo hanno fatto. I loro nomi sono:

  • Monireh Arabshahi, 16 anni di carcere;
  • Yasaman Ariyani, 16 anni di carcere;
  • Mojgan Keshavarz, 23.6 anni di carcere;
  • Nasrin Sotoudeh, 33.8 anni di carcere e 148 frustate (per aver difeso le ragazze che protestavano);
  • Reza Khandan, marito e difesore legale di Nasrin Sotoudeh, 6 anni di carcere;
  • Farhad Meysami, 6 anni di carcere;
  • Azam Jangravi, 3 anni di carcere;
  • Shima Babaei, 2 mesi di carcere e una multa da oltre 200 mila dollari (10 milioni di Rial);
  • Shaparak Shajarizadeh, 2 anni di carcere e un’altra pena 18 anni di carcere sospesa fino ad una data da specificare (e’ riuscita a scappare in Canada nel luglio del 2018);
  • Maryam Shariatmadari, 1 anno di carcere (rilasciata su cauzione nel Marzo del 2018, pare sia riuscita anche lei a lasciare il Paese);
  • Narges Hosseini, 2 anni di carcere (rilasciata su cauzione nel Febbraio del 2018, anche lei pare sia riuscita a lasciare l’Iran);
  • Vida Movahedi, 1 anno di carcere, rilasciata su cauzione nel Maggio del 2019.

Purtroppo, a distanza di oltre due anni dall’inizio di queste proteste popolari contro il velo, l’Occidente ha continuato a non esprimere una adeguata solidarietà alle donne iraniane. Escluso il caso di Nasrin Sotoudeh – verso la quale c’è effettivamente stata una mobilitazione internazionale, sinora senza risultati concreti, la lotta delle donne iraniane è stata guardata con sufficienza, probabilmente per non fare un torto al duo Rouhani – Zarif.

Non una parola, quindi, è arrivata da Federica Mogherini e da altre rappresentati politiche europee e italiane, che costantemente innalzano la bandiera dei diritti umani e civili e quella del femminismo.  Un inchino a quella che vorrebbe essere descritta come real politik, ma che nei fatti rappresenta una sottomissione alle peggiori forme di islamismo militante.

A questo link, direttamente dai podcast di Radiogaiaitalia.com il commento ad una conversazione nella quale una donna italiana commentava “quanto stanno bene” le donne iraniane.

 

(20 agosto 2019)

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