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“La Bustina della Serva”: perché governare non è “sculettare” inni nazionali su spiagge bollenti

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di CiCiErre #Labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

È domenica, ma scrivere questo pezzo non è per niente pesante, è quasi come mettere giù le tante di parole, che confuse, mi giravano per la testa da tempo. Una sorta di soddisfazione per la quale mi sento già in colpa, perché chi ci va di mezzo è sempre l’Italia, i giovani come me, i piccoli e grandi imprenditori lasciati in balia di uno spread che non trova pace e dell’ennesima cartella da pagare. È la certezza che abbiamo sbagliato, che hanno sbagliato e che poi un po’ sbagliati siamo anche noi quando non facciamo niente.
Da quando il governo giallo verde sale al governo.

Lo strazio dei poveri italiani che davano fiducia a chi fiducia non se la meritava l’abbiamo sentita tutti. E mentre la sentivamo, una parte ci credeva – il gesto della favola che diventa realtà in cui il governo degli ultimi si mischia con il governo dei pochi ed esulta da una finestra [sic] credendo di farcela.
Ecco il gran gesto che rileva l’illusione che si fa governo e subito dopo si sgretola.
Proprio come in tutte le favole belle che si esauriscono nell’istante in cui l’ignoranza prende il potere abbiamo imparato una grande lezione. O dovremmo averla imparata.

E’ la lezione che il governo non si fa con gli ideali, ma con il sapere che diventa tecnica. E che i grandi sogni non servono a niente, se non hai le risorse e non si fa che sognare e stare fermi, parlando senza fare, rivelando il vuoto povero di un ideale che non è ideale, ma una menzogna nella sua essenza più profonda.

E se poi lo vogliamo dire, nemmeno gli ideali fanno la politica nel senso giallo-verde deceduto, perché non sono ideali se non prendono forma nel sapere, nella possibilità di quanto puoi fare e soprattutto nella consapevolezza di ciò che non puoi fare.

Così rimane lo sguardo vuoto di un ministro che ha dimostrato che non è tanto la laurea a mancare quanto il senso del contesto. L’incapacità di comprendere il contesto storico politico economico ha creato lunghe file per il reddito di cittadinanza senza però restituire agli italiani quella speranza rubata come caramelle ad un bambino. Con tutto l’amaro che lascia.
Una grande lezione; che insegna quanto l’incapacità sia capace di creare o meglio distruggere, ed insegna come l’arroganza che si insinua lentamente è cresciuta fino al 38% dei sondaggi.

Ma abbiamo imparato la lezione: gli ideali vuoti privi di qualsiasi certezza giuridica, non avranno risultati.  E le promesse non lasceranno che l’ulteriore impossibilità già palesata come quella che vaneggia e richiede piena fiducia per esercitare pieni poteri quando i pieni poteri non possono esistere perché, per fortuna, rimaniamo una Repubblica democratica e per fortuna continuiamo ad avere una Costituzione i cui primi 12 articoli rimangono inderogabili, immodificabili. Vuol dire che resteremo una Repubblica democratica in cui vige la separazione dei poteri e continueremo ad applicare le leggi, invece, che il paventato potere.
E tutto questo dire, tutto questo parlare alle folle, dimostrerà, ancora una volta, la sua fallacità.

E poi, se proprio lo dobbiamo dire, abbiamo già visto in ville di lusso politici con donne altrettanto di lusso, con l’inno di Mameli al ritmo di sculettate ed abbiamo già gustato le conseguenze che dimostrano il fallimento. Non resta che aspettare nella speranza che, nel frattempo, una nuova politica possa emergere e che sia fatta di saggezza o, quanto meno, abbia almeno dato una letta alla nostra Costituzione.

 

(11 agosto 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 





 

 

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