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Questa crisi tra Stati Uniti e Pasdaran della Repubblica Islamica è stata fortemente cercata

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Teocrazie

 

La crisi tra Iran e Stati Uniti sta avendo un effetto diretto anche sui voli di linea civili, che hanno deciso o di cancellare i voli o di allargare le rotte, al fine di non passare troppo vicino all’Iran.

Si tratta di un effetto indiretto della crisi, che Teheran ha sicuramente previsto e voluto. Già perché questa crisi, dalla Repubblica Islamica – o meglio dai Pasdaran iraniani – è stata fortemente cercata. Tanto che lo stesso Generale pasdaran Amir Ali Hajizadi ha candidamente affermato che la decisione di abbattere il drone americano è stata presa direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie, perché l’aviazione iraniana – quella parte dell’esercito regolare (Artesh) – aveva chiesto agli americani di deviare la rotta del drone, ma non aveva intenzione di abbatterlo.

Perché i Pasdaran stanno cercando questa crisi? Il motivo principale è quello di dimostrare a Trump che lo strangolamento economico dell’Iran può avere un prezzo molto alto. Nel senso che se davvero si arrivasse ad uno scontro, Teheran sicuramente non avrebbe le capacità di vincere una guerra convenzionale, ma certamente potrebbe costringere gli americani ad un conflitto lungo e stancante, con effetti diretti sulla politica interna di Trump, ovvero sulla sua possibile rielezione. Di contro, chiaramente, se le provocazioni continuassero e Trump decidesse di non reagire, ne andrebbe della sua stessa credibilità.

Insomma, è una “guerra di nervi” che vincerà chi terrà più duro. Paradossalmente, se Trump si limitasse a reagire solo selettivamente, ma continuando le pressioni economiche su Teheran, potrebbe davvero portare la Repubblica Islamica verso un collasso economico.

C’è però un secondo interesse diretto dei Pasdaran, connesso alla crisi economica iraniana. Come in passato, anche questa volta i Pasdaran sanno bene che, in caso di totale isolamento esterno, sarebbero le loro imprese ad avere il vantaggio maggiore, considerando che Khamenei certamente affiderebbe a loro i destini economici del Paese. Cosìaccadde in passato, fino a quando non vennero sospese le sanzioni ONU, USA e UE dopo l’accordo del 2015.

Il problema è che il 2019 non è il 2009: nel senso che in questi anni, è da dentro l’Iran che è partita la protesta per il coinvolgimento dei Pasdaran nel settore economico, in particolare dopo i fallimenti di diversi istituti finanziari legati alle Guardie Rivoluzionarie. Non solo: la popolazione iraniana è particolarmente stanca oggi, perché i vantaggi economici derivanti dalla sospensione delle sanzioni internazionali in questi anni, sono quasi unicamente andati a vantaggio dei Pasdaran e usati per finanziare la loro jihad in Siria, Yemen, Libano, Gaza e Iraq.

Insomma è un Iran diverso, composto da una popolazione che certamente non tifa Trump, che indubbiamente non ha alcuna voglia di fare la fine della Siria, ma che non è più neanche disposta a mandare i proprio figli a saltare in aria sulle mine – come accaduto nella guerra con l’Iran – in nome del khomeinismo. E’ questa la grande variabile diversa di oggi ed è con questo concetto in mente, che l’Amministrazione USA deve lavorare per riuscire veramente a far crollare il regime su se stesso.

 

 

 

 

(21 giugno 2019)

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