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Ragazzi di Tehran: ciò che succede in Iran sarebbe tutta colpa di quel “cattivone” di Trump?

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #IAI

 

Intervistato il 14 giugno scorso dalla Radio inBlu, Riccardo Alcaro – Coordinatore delle ricerchee  Responsabile del programma “Attori globali” dello IAI – ha affermato che l’attuale crisi con l’Iran, è tutta da imputare alle decisioni dell’Amministrazione Trump (ritiro da JCPOA e nuove sanzioni, il tutto mentre, sostiene Alcaro, l’Iran continua a rispettare l’accordo nucleare). Non basta: parlando degli attacchi alle petroliere avvenuti nel Golfo dell’Oman, Alcaro ha affermato che – anche se fosse stato l’Iran (“è del tutto plausibile che siano stati gli iraniani”) – sarebbe stato un mero atto di rappresaglia contro gli Stati Uniti. Insomma, la profonda analisi è chiara: da una parte c’è il buon Iran – che per Alcaro ha sostegno nel Paese (“magari non la maggioranza”, ergo è sostenuto da una minoranza…) – dall’altra il cattivone Trump, che si permette di prendere una posizione diversa da quella dell’Unione Europea. Peccato che le cose non stiano proprio così.

Alcaro gioca facile: parla dell’attualità, mettendo una cesoia netta fra quanto successo sino a qualche anno addietro, che incide direttamente su quanto accade oggi. Il JCPOA, infatti, non è fallito ora, ma è fallito poco dopo la sua firma. Ad averlo tenuto in piedi, non è stata mai la convinzione che fosse un buon accordo o il migliore degli accordi possibili, ma gli interessi economici e la geopolitica obamiana, di cui lo IAI è sempre stato un fautore. Obama ha consapevolmente puntato ad un accordo con l’Iran, con il solo scopo di portare il Medioriente ad un equilibrio del caos, dove a farla da padrone non sarebbero stata la tradizionale alleanza fra gli USA e alcuni Stati della regione, ma un tutti contro tutti, nella speranza che – proprio perché fondato sulla paura – quell’equilibrio avrebbe retto. Per arrivare a questo obiettivo, non solo Obama ha chiuso inchieste sul nacrotraffico di Hezbollah, ma ha chiuso gli occhi anche davanti alle violazioni iraniane del JCPOA. Ad esempio, Obama – e i suoi alleati – per anni non hanno detto una singola parola davanti ai test missilistici iraniani con vettori capaci di trasportare un’arma nucleare.

Se per Obama l’obiettivo era geopolitico, per i suoi alleati europei – Italia in testa – si trattava di un appetitoso bocconcino economico: e allora come dimenticare Emma Bonino tutta velata a Teheran affermare di voler “vincere la gara di amicizia con l’Iran”, in barba ai continui abusi dei diritti umani contro le donne? Come dimenticare le statue coperte del Campidoglio, durante l’accoglienza trionfale di Rouhani in Italia da parte di Renzi? Come dimenticare il caso Invitalia quando, pur di far affari con l’Iran, il Governo Gentiloni – andando contro il volere di Cassa Depositi e Presititi – approvò un articolo ad hoc della Legge di Bilancio, per dare ad Invitalia il mandato di assicurare il business italiano in Iran?

Il caso Invitalia è emblematico, per dimostrare quanto l’analisi di Alcaro sia faziosa. In quel caso, nonostante l’accordo nucleare pienamente in vigore, nessuno anche in Italia voleva fare affari in Iran. Pur avendo una Amministrazione americana compiacente, nessuna banca voleva assicurare il business con Teheran, perché sapeva bene che fare affari con la Repubblica Islamica, significava rischiare di ritrovarsi i Pasdaran dietro l’angolo, onnipresenti nell’economia iraniana e non solo.

Nulla racconta, infine, Alcaro di come l’Iran ha usato questi anni di appeasement internazionale, per dimostrare di essere un “attore responsabile”. Gli anni di appeasement, al contrario di quanto sperato, sono stati usati dall’Iran per usare le risorse internazionali frutto della sospensione delle sanzioni ONU, non per aiutare la popolazione, ma per espandere le tenaglie delle Guardie Rivoluzionarie in Siria, Iraq, Yemen o per provare a uccidere dissidenti in numerose capitali europee. Probabilmente, per Alcaro, davanti a tutto questo i vicini dell’Iran avrebbero dovuto tacere, lasciando alla Repubblica Islamica la possibilità di bombardare ed espandere il suo potere liberamente…

Di questo però allo IAI non si parla, perché come sostiene Nathalie Tocci – Direttrice dello IAI e voce di Federica Mogherini in Italia – le proteste sociali in Iran “sono state esagerate dai media” (salvo poi, davanti alle proteste, pubblicare un video in cui accusava chi la critica di essere “sessisti”). La stessa Tocci che, intervistata da Tasnim News – agenzia di stampa vicina ai Pasdaran – si diceva contraria ad inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche…

Insomma, come suddetto, per i ricercatori dello IAI in Iran va tutto bene… Se stiamo come stiamo è perché “ha stato solo quel cattivone di Trump”…

 

 

 

 

(18 giugno 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 





 

 

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