Le menzogne di Zarif, bugiardo seriale e sorridente, alla CNN

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foto: REUTERS/Carlos Barria

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Zarif

 

Javad Zarif – Ministro degli Esteri iraniano – è un bugiardo. E’ un bugiardo sorridente, è un bugiardo con modi eleganti ma, come la rigiri la rigiri, e’ sempre e solo un bugiardo. L’ultimo incredibile esempio delle sue menzogne, a cui nessuno è veramente capace di rispondere, è l’intervista rilasciata alla CNN il 21 maggio scorso. In quella intervista, Zarif ha descritto l’accordo nucleare firmato a Vienna nel 2015 come un “accordo internazionale”. In quanto tale, questo accordo implica un obbligo formale di rispetto da parte due suoi contraenti (Stati Uniti inclusi).

Peccato che si tratta di una clamorosa bugia. A dimostrarlo sono le stesse affermazioni di Teheran espresse poco dopo la firma dell’accordo nucleare, quando il Consiglio di Sicurezza approvò la risoluzione 2231. Per mezzo di quella Risoluzione, l’ONU recepì l’accordo di Vienna, includendo degli allegati che riguardavano la limitazione nel commercio di armi con l’Iran e la proibizione di test missilistici da parte della Repubblica Islamica, con vettori capaci di trasportare bombe nucleari.

Il regime iraniano ha sempre chiarito – parole di Zarif e del negoziatore Abbas Araghchi – che l’accordo nucleare (JCPOA) e la Risoluzione 2231 delle Nazioni Unite erano due cose diverse. Teheran, per quanto li riguardava, si riteneva obbligato a rispettare unicamente l’accordo nucleare, mentre non riteneva in alcun modo di essere obbligata al rispetto della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

Ripetiamo: basta rileggere le parole degli stessi diplomatici iraniani. In una intervista televisiva del 20 luglio 2015, il negoziatore nucleare e Vice Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, disse che gli iraniani avevano chiaramente detto agli americani che, nel caso in cui fossero stati inseriti nel JCPOA limiti al commercio di armi e ai test nucleari, loro non avrebbero firmato. Questi limiti sono stati inseriti quindi nella Risoluzione ONU 2231 ma, come suddetto, “si tratta di due documenti separati e l’Iran è obbligato a rispettare solamente il JCPOA”. Araghchi, fiero di se stesso, aggiunse anche che – in passato – l’Iran aveva già violato le risoluzioni ONU senza subire alcuna punizione. Similmente, il Ministro degli Esteri Zarif, in una conferenza tenuta il 9 agosto del 2015, disse: “c’è una differenza tra il JCPOA e la Risoluzione 2231. Violare il JCPOA ha conseguenze, mentre violare la 2231 non ha conseguenze”.

Purtroppo, gli iraniani hanno ragione: Teheran ha costantemente violato la Risoluzione 2231, continuando a trafficare armi, ma soprattutto portando avanti il programma missilistico. L’Iran dal 2015 ad oggi ha fatto decine di test missilistici, quasi sempre con vettori intrinsecamente capaci di portare una ogiva nucleare. A riconoscere questa violazione sono stati gli stessi Ambasciatori alle Nazioni Unite di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania. Eppure, concretamente, non ci sono state conseguenze per la Repubblica Islamica.

La Risoluzione 2231 è stata per l’Iran importante solamente per due motivi:

1- ha sospeso numerose sanzioni contro il regime iraniano, permettendo all’Iran di trasferire gli introiti principlamente verso i Pasdaran;

2- ha dato al regime iraniano il riconoscimento internazionale che cercava. Per questa ragione, Teheran restera’ nell’accordo nucleare fino a quando lo riterra’ vantaggioso per se stesso.

Il vantaggio del JCPOA, come suddetto, è fondamentalmente il riconoscimento internazionale, quello che ancora ottiene da Europa, Cina e Russia. Ecco perché le costanti minacce della Repubblica Islamica di ritiro dal JCPOA, quasi sempre, sono parole vuote. Come ha detto l’Ayatollah Khameneu nell’agosto del 2018 “l’accordo (nucleare) non e’ un fine, ma uno strumento. Se noi arriveremo alla conclusione che questo strumento non garantisce la sicurezza dei nostri interessi nazionale, noi ci metteremo da parte”. Considerando che praticamente il JCPOA ha riconosciuto la liceità del programma nucleare iraniano – messo in atto dall’Iran clandestinamente, quindi illegale per sua natura – il primario interesse nazionale della Repubblica Islamica è quello di continuare a mantenere questo riconoscimento. Per questa ragione, lo stesso Khamenei, anche quando ha parlato del JCPOA, non ha esplicitamente usato la parola “ritiro”, ma quella di “mettersi da parte”. Le parole, si sa, contano…

 

 




 

 

(22 maggio 2019)

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