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Ragazzi di Tehran: quarant’anni di Rivoluzione Islamica in Iran: quarant’anni di crimini e abusi

di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #Islamismo

 

E con oggi siamo a quaranta: quaranta anni di Rivoluzione Islamica, quaranta anni dalla fine del regno dello Shah e l’inizio di quello della Sharia. In questi quaranta anni, gli abusi della Repubblica Islamica sono difficilmente riassumibimili in poche righe.

Quattro decenni in cui il regime ha represso ogni aspirazione di libertà interna, imponendo discriminazioni religiose (si pensi solamente ai Baha’i, soggetti ad un vero e proprio regime di separazione), discriminazioni di genere (le donne sono legalmente inferiori all’uomo), discriminazioni sessuali (i gay sono spesso condannati alla pena di morte con l’accusa di sodomia), discriminazioni politiche (Reporters Senza Frontiere ha appena denunciato che sono quasi 900 i giornalisti arrestati fino al 2009 e – a dieci anni di distanza – il numero avrà ampiamente superato i mille). Tutto questo senza contare le imposizioni primitive imposte in base alla Sharia, come il velo obbligatorio dai sette anni, il matrimonio minorile legalizzato dai 13 anni (spesso dai 9…), le condanne alle frustate e soprattutto l’uso costante della pena di morte (secondo Nessuno Tocchi Caino, l’Iran è il paese che – ancora oggi – condanna più detenuti a morte, in base al numero della popolazione).

Quaranta anni di crimini internazionali. Come noto, il regime iraniano è il primo paese al mondo per finanziamento del terrorismo nel mondo. Miliardi di dollari – proventi del riciclaggio di denaro, anche frutto del narcotraffico – destinati a decine e decine di gruppi armati, primo fra tutti Hezbollah, che ancora oggi tiene in ostaggio un Paese intero (il Libano). Ma al soldo di Teheran non ci sono sono i gruppi terroristi sciiti: è noto che il regime iraniano ha finanziato al-Qaeda, avuto rapporti illeciti con Isis e invia armi e soldi ad altri gruppi terroristi sunniti, come Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. Quaranta anni in cui il regime ha organizzato attentati in tutto il mondo, compresi gli ultimi tentativi di uccidere oppositori in diversi Paesi europei.

Quaranta anni di odio culturale verso l’Occidente, di antisemitismo, di negazione della storia (in primis della Shoah), di slogan gridati in piazza senza alcuna vergogna (“Morte all’America, Morte a Israele”) e di bandiere bruciate in piazza. Bandiere di tutti i paesi, a seconda di chi, in quel momento, fosse considerato il nemico principale del regime. Insomma, per farla breve, quaranta anni di crimini. Davanti a questi crimini, l’Occidente ha ondulato tra i tentativi di appoggiare i peggiori dittatori per abbattare il regime iraniano (leggasi Saddam), all’estremo opposto, arrivando a legittimare la Repubblica Islamica khomeinista, abolendo le sanzioni internazionali, smettendo quasi di denunciare gli abusi dei diritti umani, smettendo di lottare per la liberazione delle decine di prigionieri politici presenti – ancora oggi – nelle carceri iraniane.

E’ tempo di cancellare questo appeasement. E’ tempo di sostenere la nascita di un sistema democratico in Iran, aiutando chi nella Repubblica Islamica lotta – a scapito della propria incolumità – per un cambiamento. E’ tempo di sostenere l’isolamento del regime iraniano a livello internazionale, di smetterla di farci affari (soprattutto perché l’economia iraniana è in mano ai Pasdaran e ai clerici), è tempo di pretendere la liberazione dei prigionieri politici e degli attivisti per i diritti umani ed è tempo, soprattutto, di sostenere fortemente la lotta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio.

E’ tempo – soprattutto per l’Europa – di smetterla di giocare all’opposizione a Trump, garantendo lasciapassare economici al regime iraniano solo per fare un dispetto al Presidente americano (come è folle la decisione europea di boicottare la Conferenza di metà febbraio sul Medioriente, organizzata dagli americani a Varsavia). Peccato che, Trump o non Trump, nulla cambierà quanto scritto sopra: non cambieranno gli abusi interni del regime, non cambieranno quelli internazionali, non cambierà il fatto che – come già detto – a Teheran domina un regime mafioso in mano ai clerici e milizie paramilitari. Un regime il cui unico obiettivo non è la santità, non è il bene del popolo, sono invece la perpetuazione del proprio potere e della propria ricchezza.

E’ tempo di cambiare musica.

 

 




 

 

(11 febbraio 2019)

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