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La Bustina della Serva, a Lino Banfi preferisco Ilvo Diamanti: “Studiate ragazzi, la cultura rende liberi”. E non servi

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di CiCiErre #labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #linobanfi

 

 

Se fosse un film ci metteremmo tutti a ridere. Come una di quelle commedie all’italiana anni 90, in cui ridi e basta. Ma la verità è che non è un film. La verità è che questo pezzo lo sto scrivendo su un treno mentre vado all’ennesimo corso di specializzazione. Ed accanto a me ne vedo di facce stanche come la mia, in cerca di quello spiraglio che la nostra generazione è stata costretta a cercare (subire). E quello spiraglio, il più delle volte, costa tantissimi sacrifici.

Le aziende ci vogliono competitivi, richiedono certificazioni e danno spazio solo a chi si impegna. E il costo di quel sacrificio, si è sentito parecchio quando il nostro ministro del lavoro ha nominato a Commissario dell’UNESCO niente di meno che Lino Banfi.

La riflessione secondo la quale da un partito fondato da un comico non ci sono poteva aspettare niente di diverso, è corretta, ma superficiale. Il punto è quella banca dei favori tipica dell’Italia che indietreggia ogni volta che elargisce un credito. Sappiamo che il nostro Ministro del Lavoro è un fan sfegatato della Commedia all’italiana e di Lino nazionale, sappiamo anche che a più battute Banfi si è espresso in favore del movimento quale partito del cambiamento. Ma non c’è nessun cambiamento se il meccanismo è quello del favoritismo e se ad uno slogan si affianca il contentino e che contentino: commissario italiano all’Unesco.

L’Unesco è L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. La commissione di cui farà parte Banfi ha il compito non solo di rappresentarci, ma di tradurre in linee operative quanto nella stessa stabilito per poi riferirlo al governo. Le condizioni che ha dettato Banfi al fine di accettare la sua nomination sono due: niente lauree e niente inglese, ed ha altresì esordito affermando “Basta Plurilaureati”.

Al netto di chi pur volendo, per condizioni famigliari o personali, non è riuscito a portare a termine un percorso di studi, questa affermazione costituisce un’offesa ai sacrifici fatti dalla maggior parte dei giovani italiani.  A me non interessa sapere quali siano le passioni cinematografiche del ministro del lavoro italiano. A me interessa sapere che abbia studiato diritto del lavoro, economia e che riesca a trovare una soluzione migliore. A me interessa che si dica la verità, perché la verità è che le aziende richiedono la preparazione, la continua formazione ed il sacrificio dei suoi giovani.

Insomma, quei Plurilaureati servono. È questa la verità.

Chiudo con un passo del sociologo Ilvo Diamanti che racchiude il senso dei sacrifici di questi giovani d’Italia, tra i quali ci sono anche io, e che ho riletto moltitudini di volte per restituire un senso all’impegno:

Ragazzi: Studiate. Anche se nella vita è meglio furbi che colti. Anzi: proprio per questo. Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Non rassegnatevi a chi vi vorrebbe opportunisti e docili e senza sogni. Studiate. Meglio precari oggi che servi per sempre”.

 

 





(25 gennaio 2019)

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