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Bondage, corde e bavagli incuriosiscono un italiano su due

di Redazione #Costume twitter@gaiaitaliacom #Bondage

 

 

Quando si parla di bondage si tende molto spesso a pensare a pratiche sessuali spinte, contraddistinte da una sfumatura di forte trasgressione. In altre parole, un tabù. Di recente, a sdoganare in parte il fenomeno, ammantandolo di un’aura vagamente patinata, ha contribuito ‘Cinquanta sfumature di grigio’ (2015), il – non certo memorabile – adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo di E. L. James.

 

Cos’è il bondage

Il termine deriva dall’inglese ‘bond’ (che significa ‘legame’ o ‘vincolo’) e identifica la pratica di limitare, parzialmente o interamente, le capacità motorie e sensoriali di una persona consenziente. Le pratiche di bondage prevedono per tanto l’utilizzo di corde, corsetti, bavagli, cappucci e qualsiasi altro accessorio (in genere concepito e realizzato ad hoc) che consenta di ridurre la mobilità e la sensorialità dell’individuo che si sottopone scientemente a questo genere di ‘trattamento’.

È opinione diffusa che il bondage si possa far derivare da un’antica arte marziale giapponese (denominata ‘hojōjutsu’, ossia ‘arte della corda’), utilizzata per immobilizzare i prigionieri di guerra. Oggi il bondage è incluso in un più vasto novero di pratiche – dalla spiccata connotazione erotica e sessuale – identificato dalla sigla BDSM (Bondage, Dominazione, Sadismo e Masochismo) e del quale rappresenta forse l’estremo più soft. Di contro, così come per le altre pratiche quantomeno ‘alternative’ rispetto alle più diffuse modalità di relazionarsi con il proprio partner, resta riservato – almeno in teoria – a persone adulte, consenzienti e perfettamente coscienti dei rischi e dei pericoli connessi alla messa in atto di tecniche di bondage più o meno spinte.

 

Nuove tendenze

Con la diffusione del web prima e dei social media poi, anche il fenomeno del bondage ha assunto una dimensione nuova, diventando più accessibile e meno tabuizzato, attirando anche l’attenzione dei più giovani. Secondo un rapporto dell’Eurispes intitolato ‘Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi’, su un campione di mille persone (di età compresa tra i 18 ed i 30 anni) oltre la metà è quantomeno incuriosita dalle pratiche di BDSM, benché l’oltre il 70% non sia sia mai cimentato in prima persona.

Su queste percentuali pesano probabilmente alcuni fattori, dal semplice gusto personale alla fisiologica incertezza che deriva dal relazionarsi in maniera atipica con uno (o più) partner. L’alternativa, per chi vuole saggiare acque inesplorate vincendo il proprio pudore, è – come spesso accade in casi del genere – offerta dal mare magnum del web, dove abbondano siti più o meno a tema, da quelli ‘di genere’ quali quelli per i migliori annunci di escort e simili fino ai forum più specializzati. Il ventaglio di proposte è in grado di comprendere ogni genere di domanda: dai primi approcci (‘soft bondage’) ad esperienze più ampie, guidate da figure ‘professionali’ in grado di gestire in sicurezza una vasta gamma di tecniche con un elevato coefficiente di pericolosità (benché il bondage non faccia del dolore fisico una componente essenziale dell’esperienza).

Il bondage possiede anche un’innata componente voyeuristica che di recente ha trovato in Instagram un medium privilegiato:  l’hashtag ‘bondage’ – utilizzato anche da Paris Hilton in un post del 2016 – è sempre più diffuso e accompagna foto in cui la ‘costrizione’ (vera o presunta) diventa il pretesto per pose plastiche e ricercate di grande effetto, in grado di attirare la curiosità dei follower, senza sconfinare nella pornografia (e incappare nella censura).

 

Bondage e arte

Malgrado il legame – è proprio il caso di dirlo – con la sfera dell’erotismo e della sessualità sia piuttosto forte, il bondage è stato anche oggetto di interpretazione puramente artistica. L’autore che forse più di tutti si è distinto in questo senso (non senza suscitare opionioni contrastanti da parte della critica) è stato il fotografo giapponese Araki Nobuyoshi. Le opere fotografiche e le installazioni di questo artista a dir poco controverso rappresentano spesso il corpo femmnile costretto in posizioni tipiche da bondage (di solito ‘rope bondage’, ovvero quello che prevede l’uso di corde), riducendo al minimo il limite che separa l’espressione artistica dalla pornografia vera e propria.

 





(7 dicembre 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





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