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La Bustina della Serva: La Giustizia è un’altra cosa

di Ci Ci Erre #Giustizia twitter@gaiaitaliacomlo #Politica

 

Lo scorso giovedì la camera dei deputati ha approvato il ddl anticorruzione. Il testo, che ora passa al Senato per l’approvazione finale prevede tra le altre misure l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. La prescrizione è una causa estintiva del reato disciplinata dagli artt. 157 e ss c.p. determinata dal decorso del tempo. La norma trova la sua ratio nel fatto che il passare di un determinato periodo di tempo comporti il venire meno dell’interesse alla persecuzione del reato oltre che la perdita della funzione di prevenzione generale propria della pena.

Sulla natura della prescrizione si è da poco pronunciata la nostra Corte Costituzionale che con la nota ordinanza Taricco del 26 gennaio 2017, n. 24 ha sancito che la prescrizione rappresenta la legalità in materia penale, di cui all’art. 25, co. 2 Cost., scrivendo la Corte “principio supremo dell’ordinamento posto a presidio dei diritti inviolabili dell’individuo, per la parte in cui esige che le norme penali siano determinate e non abbiano in nessun caso portata retroattiva”. Tuttavia, poco contano le vicissitudini giurisprudenziali, il ddl anticorruzione ne disconosce la nobile natura in nome di una missione utopica di giustizia.

Sicché, occorre rilevare che la missione utopica non è completamente irriverente, e porta inevitabilmente ad una riflessione che passa dalla lentezza dell’incapacità di gestione per finire in una giustizia che sovente non riesce ad arrivare. Sarebbe blasfemo affermare che tutto funzioni alla perfezione, che la macchina giudiziaria ha un buon ingranaggio e che non serve alcuna riforma.

I ritardi, la speculazione sui termini, aiutano spesso i più facoltosi – con i legali migliori – ad evitare il giudizio.

Questa non è giustizia, e qui la prescrizione rinviene la sua falla. Ma non è colpa dell’istituto in sé, questa strategia è possibile perché alla base vi è una lentezza tale da impedire il buon funzionamento del processo. Lentezza che con le decisioni del Governo non viene meno, anzi aumenta contribuendo ad implementare l’enorme carico di pratiche ancora da smaltire. In più la decisione sconfessa la natura di un istituto nobile, di diritto sostanziale, cardine del principio di legalità e che necessitava rinvigorimento piuttosto che una sua abrogazione.

Occorreva quindi partire dalla causa per migliorare l’effetto, riflettere sulla pesantezza del carico giudiziario invece che implementarlo e determinare un cambio di rotta. Un cambio di rotta che rimane utopico come la politica che si fa portatrice di riforme radicali, rivoluzionarie, ma impraticabili.

Allora ecco l’impraticabilità che determina la permanenza di un problema, nonostante le riforme, nonostante le risorse investite, nonostante l’utopica illusione che eliminando la prescrizione la giustizia faccia il suo corso.

Rimarranno lunghe file, pile di fascicoli, carichi pendenti mai riscontrati, rimarrà la giustizia che è uguale per tutti affissa in ogni tribunale e sala d’udienza.

Lì, ferma, affissa nella sua maestosità, ma sempre in attesa.

 

 




 

(25 novembre 2018)

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