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Di sette candidati alla segreteria del PD e di nessun programma

di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #PD

 

Così mentre nel PD palleggiano la ribalta da un candidato all’altro che si allea con questo per far fuori l’altro che si incrocia con l’altro che strizza l’occhio a un altro ancora e che si contrallea per impedire all’altro ancora e ancora a quest’altro che a sua volta strizza l’occhio al grillino che al mercato mio padre comprò, potrebbe spuntare la Lancillotta, che non è un cognome ma è la candidata numero otta. Per licenza poetica.

Già viceministro del governo Renzi non la nomineremo, che non porti sfiga. Non lei, ma l’atto del nominarla. Ventiquattro voti di sondaggio su Twitter la danno in vantaggio sia su Minniti che su Zingaretti, ma lei non si è ancora candidata né ha reso noto un programma e ha lo stesso appeal programmatico che avrebbe una sfatta cinquantenne, già brutta a vent’anni, nuda sotto la doccia che straparli in una trasmissione radiofonica della straziante solitudine della prugna. Nel senso di frutto.

E’ in buona compagnia su quest’ultimo punto: delle sette facce sette che c’hanno fatto gioire di sì virili brividi in vista del Congresso di un partito che è già morto se non trovano una soluzione che li faccia uscire da quel partito già morto, non ce n’è uno che abbia presentato un programma per l’Italia.

Tutti, dal primo all’ultimo, hanno presentato alcune idee – vaghe e poco interessanti -per fare breccia all’interno del PD e conquistarsi la poltrona di segretario così da portarsi dietro tutti i loro nel tentativo di farci credere una volta di più che quelli saranno coloro che costituiranno la squadra atta a fare avanzare il paese. Nemmeno l’ultimo del come mai non siamo in otto è uscito dal circolo vizioso riuscendo a non dire nulla di ciò che avrebbe potuto dire, ma chiarendo di essere disponibile a un tandem con Matteo Richetti. Che di politico non ci sia nulla lo dimostra la presenza di Richetti nel progetto. E non ci sarebbe bisogno di commentare altro.

Tuttavia se persino Romano Prodi si preoccupa del fatto che di programmi non ce ne siano, in quel partito che anche lui ha contribuito a fondare pensando di fare una cosa buona, non è che ci sia proprio da schiantarsi dalle risate. Né da elucubrare sulle parole. Bisognerebbe tornare alla politica e a fare l’opposizione perché mentre dentro al PD si giocherella al “dove trovo la poltrona” il governo più a destra del mondo occidentale continua la devastazione della giustizia già iniziata con il mostro di Arcore, riesce a propagare orribili bufale che più orribile non si può, rischia di farci mettere sotto procedura dall’UE, e tace sui candidati che si fanno fotografare col nipote di Provenzano tra decreti con norme ad personam, tanto per non smentirsi, e Savona – addirittura lui – che si accorge che il pentalegadementismo ci sta portando nel burrone.

Il PD, valorosamente, pensa al Congresso.

 

 





 

(25 novembre 2018)

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