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La Bustina della Serva: “Chiunque abbia il potere è portato ad abusarne…” o di avvisi di garanzia trasformati in show via social

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di Ci Ci Erre #labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #politica

 

 

 

Premessa

Il Sig. Ministro degli Interni Salvini, ha ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Palermo che ha deciso di aprire in diretta Facebook come in un quiz televisivo. L’avviso di garanzia informa il vice premier dell’apertura di un fascicolo per sequestro di persona per la vicenda della Diciotti.

A tal punto, il Ministro che mostra l’avviso ex art 369 c.p.p come medaglietta al valore, inciampa in una battuta di poco gusto “io eletto, i giudici no”.

 

Svolgimento

La moderna teoria della separazione dei poteri dello Stato viene elaborata per la prima volta dal filoso francese Montesquieu, il cui Spirito delle leggi, pubblicato nel 1748 fonda la sua teoria sull’assunto che:

Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”.

Tale principio è stato ripreso nelle carte costituzionali del diciannovesimo secolo, ed oggi costituisce una caratterista intrinseca della maggior parte delle democrazie. In virtù di tale principio, il sistema giudiziario italiano si caratterizza per essere soggetto soltanto alla legge (art. 101.1 Cost). Non solo, ma le disposizioni costituzionali proclamano l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Nell’ottica dei padri costituenti l’autonomia dell’ordine giudiziario stesso fa si che ciascun magistrato possa determinarsi autonomamente senza ricevere alcun condizionamento. A garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, la Costituzione ha previsto che tutti i provvedimenti riguardanti la carriera e in generale lo status dei magistrati ordinari devono essere adottati da un organo che è sganciato dal Governo: il Consiglio Superiore della Magistratura.

La Costituzione stabilisce altresì che la nomina a magistrato debba avvenire tramite concorso. Il concorso è infatti lo strumento attraverso il quale i principi anzidetti trovano attuazione, viceversa non attuabili tramite un’elezione popolare che comporterebbe inevitabilmente una politicizzazione dell’intero sistema giudiziario. La scelta per concorso dei magistrati è garanzia non solo dei candidati muniti di particolari idoneità e preparazione tecnico-giuridica, ma anche per tutti i cittadini aventi i requisiti prescritti dalla legge, di poter liberamente accedere a tale ordine in condizioni di uguaglianza. Tale forma di selezione garantisce – quindi – l’autonomia del potere giudiziario che non essendo nominato dal alcun potere o autorità non potrà essere vincolato dal alcun legame nell’esercizio della sua funzione.

Negli ordinamenti in cui il magistrato è eletto direttamente dal popolo, invece, il controllo del suo operato spetta innanzitutto ai suoi elettori e le sue scelte presentano necessariamente i tratti della politicità rischiando di far venire meno l’imparzialità e l’indipendenza della funzione, diretti corollari dell’assunto affisso in ogni aula giudiziaria “la giustizia è uguale per tutti”.

Ed è uguale anche se sei Ministro, parlamentare o capo di gabinetto.

L’elezione diretta – che contraddistingue altri poteri – non pregiudica la possibilità di essere indagato. Il diritto del popolo di scegliere i propri rappresentanti non acclude mandato imperativo di  poter fare qualsiasi cosa. Ma anzi, al contrario quell’elezione dovrebbe comportare un senso di responsabilità maggiore da parte di chi viene eletto tra cui non figura la propaganda personale volta a screditare l’esercizio dell’azione penale resa obbligatoria dalla stessa Costituzione.

Essere nominati per una carica atta a ricoprire ruoli istituzionali non costituisce un automatismo per esimersi dalla responsabilità penale.

Per capirci, puoi essere eletto e puoi essere un delinquente. Non c’è incompatibilità. L’incompatibilità sussisterebbe – invece – se un magistrato fosse eletto considerato che l’ordinamento italiano non prevede le elezioni dei giudici.

Ne discende, e non è la prima volta, l’oscurantismo minister dacché si fa portatore di una legalità che non esiste ed anzi è estranea (oltre che contraria) ai principi basilari (oltre che elementari) dell’assetto istituzionale italiano.

 

Conclusioni

Voglia il Ministro rendersi edotto circa i presupposti inderogabili che regolano l’ordinamento italiano.

Consideri, una volta per tutte uno studio serio della Costituzione.

Si scusi per gli attacchi infondati e forvianti, che seppur quasi comici per una persona con un minimo di senno istituzionale, recano un intrinseco ed inaccettabile insulto alla magistratura e alle sue lotte.

 




 

(9 settembre 2018)

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