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“Minchia, signor Tenente”, La Bustina della Serva

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di Ci Ci Erre #labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #violenza

 

 

L’estate sta finendo. Come nella canzone dei Righeira settembre è già arrivato e con lui i conti di queste vacanze estive nella bella Italia.  Da un’analisi dei mesi caldi però non scaturisce un esito positivo per la sicurezza sulle spiagge italiane. Ammontano, infatti, a circa una decina i casi di violenza a danno di donne e ragazze che tentavano di godersi le loro vacanze sul litorale italiano.

Da ultimo l’indagine per stupro a danno di due minorenni in Lombardia, in riva al lago di Como, per i quali sarebbero stati fermati 4 ragazzi, 3 dei quali di nazionalità italiana.

Segno della fallacità della politica di sicurezza interna al cui vertice il Ministro Salvini?

In questo contesto si inserisce la notizia del tentativo di stupro, nel riminese, a danno di una turista tedesca. Per il fatto sarebbero indagati due nuove leve della Polizia di Stato appartenenti alla Scuola agenti di Polizia di Brescia. Sicché se il primo era solo un segno, questo è il simbolo della fallacità minister, che da mesi sostiene assertivamente la necessità di salvaguardare la sicurezza italiana da chi tenta di salvarsi dalla guerra, salvo poi permettere lo scempio sulle nostre spiagge così preziose e del turismo altrettanto prezioso per l’economia di certe Regioni.

Prima gli italiani, si diceva. Appunto.

Un simbolo perché le nuove leve dipendono proprio dal Ministero degli Interni, che da un lato si fa (millantando) portatore di una nuova sicurezza e dall’altro scongiura il tentativo di riporre fiducia nei suoi stessi dipendenti. La riflessione che ne scaturisce è univoca e torna al grande interrogativo di quei fatti di cronaca nera che vede come protagonisti gli esponenti delle forze dell’ordine. Vieppiù, se in tale grande interrogativo, tutto italiano, si inserisce l’ulteriore questione attinente alla selezione delle forze dell’ordine che dovrebbe garantire l’equilibrio psico-fisico dei candidati e dovrebbe essere tesa ad evitare – appunto – il verificarsi tali eventi.

Dovrebbe, si diceva.

Le selezioni per accedere alla carriera in Polizia sono contraddistinte da durissime operazioni di analisi, che sottopongono i candidati a numerose prove psicoattitudinali – che durano giorni interi – dirette ad accertare l’idoneità allo svolgimento dei compiti connessi con l’attività del ruolo e della qualifica da rivestire. Così che al fattaccio di Rimini si aggiunge un’ulteriore carica negativa se si considera che gli indagati essendo allievi della Scuola erano stati da poco “analizzati” ed accertati.

Un’attenta disamina del percorso ed uno studio accurato dei vari test psicotropi sottoposti ai candidati consentirebbe di evitar entro certi termini le carenze attitudinali? Ancora, se quelle attitudini esistono è altrettanto importante assicurarsi che permangono?

C’è da chiedersi, infatti, perché se tali indefettibili controlli rivestono una funzione essenziale non siano mantenuti. Prima di essere uomini e donne in divisa, sono uomini e donne come tutti noi, e per questo non sono esenti dai numerosi traumi quotidiani portatori di squilibri emozionali e spesso causa di danni di non poca rilevanza. Ritengo l’attitudine a far parte di un corpo di polizia la più nobile esistente. Ma non accolgo la teoria del poliziotto buono e del poliziotto cattivo.

Esiste solo un poliziotto: quello che serve il suo paese.

Di tale assunto ne sono consapevoli coloro che con spirito di servizio portano quella divisa con dignità, che si impegnano con dedizione per la patria che hanno deciso di servire sacrificando altri ambiti della vita e che ingiustamente – a causa di questi episodi – vengono spesso giudicati in negativo per l’appartenenza alla categoria. E’ vero prima di essere uomini e donne in divisa sono persone scrigno di tutte le fragilità umane. Ma è altrettanto vero che gli (infallibili ?) test psico-attitudinali hanno il compito di assicurare una selezione impeccabile. Ed è altresì accertato che a tale scopo sono nati gli (infallibili ?) test e sono stati predisposti uffici di psicologi dipendenti dallo stesso Ministero.

Spontaneamente sorge un ulteriore interrogativo: se tali prove hanno il compito di accertare le capacità psico-attitudinali del candidato al ruolo, hanno anche la funzione del prevenire l’eventualità di certi episodi?

Se la riposta avesse esito positivo, sussisterebbe allora una responsabilità ulteriore in capo al Ministero e la sua banda, indiretta, ma tediosa. Che parte dalle cause e non incolpa l’effetto, ma individua la responsabilità originale portatrice di una carica umiliante non solo al sacro santo diritto alla sicurezza del cittadino, ma anche alla dignità di quegli uomini e donne in divisa che hanno deciso di servire il Paese, a cui noi tutti dobbiamo qualcosa.

Minchia signor Tenente.

 





 

(2 settembre 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 


 

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