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La Bustina della Serva: tra razzismo e memoria la coscienza dice “No” e denuncia

di Ci Ci Erre #labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #politica

 

 

Il 2 agosto si è celebrato l’anniversario della strage della Stazione di Bologna, momenti di ricordi e commemorazione per una delle pagine più buie della storia d’Italia; chiunque passi per la stazione di Bologna, dinnanzi alla sala d’aspetto stritolata da kg di esplosivo ha sentito il medesimo senso di impotenza e l’apertura di una ferita che non si rimargina.

Tuttavia, l’impotenza si ferma dinnanzi a quel momento di silenzio assordante che alle 10.25 ha voluto ricordare il volto, la speranza, i sogni degli innocenti saltati in aria sbattuti sulle macerie e morti a causa di una ideologia.

Ed è nel momento in cui il silenzio si interrompe che a quell’impotenza si sostituisce la responsabilità nei confronti delle vittime affinchè una simile tragedia non si ripeta più.

La memoria però rimane inerte ed attonita di fronte alle parole del Ministro Fontana che dichiara di voler abolire la legge Mancino. Chiaro che l’intento del Ministro sia quello di delegittimare le accuse mosse contro un altro esponente del suo partito ed anch’egli Ministro avverso la sensazione di confusione palesatesi negli ultimi tempi e che hanno delineato un aumento degli episodi mossi da odio razziale. Emanata con il decreto legge 26 aprile 1993 n. 122 – convertito con modificazioni in legge 25 giugno 1993, n. 205, la legge Mancino costituisce il principale strumento normativo avverso i crimini d’odio. Ovvio che tale decisione – anche se in potenza – schiaffeggia nella settimana del ricordo e della commemorazione delle vittime di ideologie fasciste, quel boato assordante del 2 agosto del 1980. E mentre una parte della squadra di governo persuade di debellare la memoria, tentando di stabilire che il problema non esiste e che se esiste è straniero, la coscienza comune non ci sta e decide di denunciare il ministro Salvini.

I delitti per i quali il Ministro viene denunciato sono quelli di  “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”di cui l’art. 604 bis  del codice penale ed attentato alla Costituzione, ovviamente.

L’episodio per il quale il Ministro è stato denunciato  – già analizzato da questa rubrica – rimanda allo scorso 12 luglio, quando il signor Ministro in commento alla sentenza della Corte di Cassazione, che fissa il principio di diritto per il quale dire andare via integra la circostanza aggravante di odio razziale, delegittimava il corollario contenuto nella sentenza stessa con una bella faccina sorridente e con un bel “andate via”.  Come se, quanto statuito fosse irrilevante.

L’avvocato dell’associazione BAOBAB Experience Romeo ha chiarito che per compiere il reato di cui il ministro è accusato non è necessario che le affermazioni riportate abbiano ispirato di fatto azioni razziste: per l’avvocato il fatto stesso che Salvini ricopra una carica pubblica aggrava la sua condotta, perché la sua posizione assicura più diffusione e più visibilità alle sue esternazioni: “Il ministro Salvini ha giurato sulla Costituzione italiana che vieta ogni forma di discriminazione”.

Ha ragione Romeo, e la sua ragione trova ancor più forza in occasioni come queste, quando la memoria storica dell’Italia mostra la ferita degli attentati di origine fascista.

L’esposto non rimane isolato, infatti, è sempre di questa settimana la decisione degli avvocati di Legal Team Italia di segnalare alla Procura di Roma l’illegittimità della decisione del Ministro sul caso Diciotti. Le accuse mosse al Ministro prevedono i delitti di abuso d’ufficio, violenza privata e sequestro di persona. Inoltre si ipotizza ulteriormente l’Attentato alla Costituzione, ovviamente. Il Ministro, secondo gli avvocati di Legal Team avrebbe impartito ordini e direttive su materie escluse dalla sua competenza. La procura di Roma, ora dovrà quindi valutare la fondatezza delle notizie criminis e spetterà ad un’apposita sezione della Corte d’appello (cd. Tribunale dei Ministri) giudicare sulle violazioni, previa autorizzazione della Camera di appartenenza del Ministro, il Senato.

L’auspicata autorizzazione muoverà un passo in avanti, avanzerà nel senso di ricordare, trasformerà l’impotenza in senso di responsabilità. E soprattutto, restituirà a quel minuto di silenzio, che ogni anno ricorda lo strazio dell’odio, tutta la sua forza.

 




 

 

(5 agosto 2018)

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