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Famiglia, o di piccola comunità di “persone che abitano nella stessa casa”

di Ci Ci Erre #labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #società

 

 

L’etimologia della parola famiglia è da ricondursi al termine osco faama = casa, da cui il latino  famīlia.
Pertanto, famiglia in senso stretto ed originario, significa piccola comunità di “persone che abitano nella stessa casa”.  In altri termini, la famiglia rappresenta il nostro domicilio dell’anima. Luogo nel quale hanno sede in nostro affetti ed interessi. Niente affari come richiederebbe la disposizione codicistica (art. 43 c.c.). Affetti.
L’anzidetta esegesi basterebbe a confutare – in un solo colpo – la teoria del neo Ministro Fontana promotore e paladino della famiglia tradizionale. Sarebbe altresì sufficiente conoscere la legislazione in materia (Legge 20 maggio 2016, n. 76) e l’orientamento consolidato della giurispudenza.
Da ultimo la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea che ribadisce la legittimità del matrimonio omosessuale. Sicché Fontana non solo dimostra una totale ignoranza sulla materia di competenza del suo Ministero, ma conferma una ottusità che rischia di adontare le conquiste degli ultimi anni.
Invero, la sua ferrea difesa della mamma e del papà quale fulcro dello sviluppo del nascituro cagiona, ancora, un’ingiusta umiliazione nei confronti di coloro privi di una famiglia dotata di tale conformazione.
La difesa del Ministro pregiudica, infatti, non solo  la dignità di tutte quelle persone  identificate con la sigla Lgbt+, e che comunque rimangono persone, ma anche di  quelle (figli dei padri della madri, compianti o compiante, dei separati/e divorziate/i o dichiarati/e assenti. genitori ed  figli soli) che si sono trovate a lottare contro uno status quo ormai obsoleto.

Nel tentare di ricostruire il discrimen tra le categorie perfette ed imperfette non  scaturisce alcun risultato.
Anzi, nella forza di chi è costretto a lottare per poter affermare il proprio orientamento sessuale e nella forza di quei genitori soli “imperfetti” si evince tutta la Potenza della famiglia. Nel coraggio di quei figli “diversi” di voler nonostante tutto crescere si rinviene, poi, il significato profondo di quell’amore. Che esiste e va tutelato. Non combattuto.

È nell’assenza di sostegno e di amore che si annida la sofferenza.
È dall’incapacità di amare che scaturiscono le conseguenze più meschine per la società.
Il resto non conta.

Il resto non produce conseguenze negative, poiché l’amore – in qualsiasi forma e genere- è incapace di generare pregiudizi.

Ho visto più amore nelle mani di madri e padri single che in quello obbligato delle famiglie tradizionali. Ho sentito più sostegno in coppie Lgbt+ che in quelle sposate innanzi un Ministro di culto. Il numero interminabile di separazioni, divorzi ed annullamenti ne sono poi l’ennesima conferma. D’altronde ben lo sanno tutti coloro che che pur avendo avuto una “famiglia tradizionale”, nel senso fontaniano del termine, non hanno mai sperimentato l’immenso beneficio che consegue all’essere amato.
La famiglia è l’amore. Non è invece possibile affermare il contrario.  Tutte le teorie in tal senso sono prive di sostegno e dimostrano di essere soltanto pretese personali e di nicchia.
Uno studio serio della storia renderebbe chiaro al Ministro che l’amore nella sua forma più pura ha rivestito moltissime forme e sfumature.
Uno studio serio della legislazione dimostrerebbe la sua legittimità.
E semplicemente sarebbe sufficiente capire che l’amore, entro limiti molto ampi, è una predisposizione intima della vita che dovrebbe essere libera di esprimersi in piena dignità.

 




 

(9 giugno 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

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