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“Punti Cardi-Nali” di Eugenio Cardi: Casaleggio e la democrazia rappresentativa

di Eugenio Cardi #punticardinali twitter@@EugenioCardi @gaiaitaliacom

 

 

“…La democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, ha dato una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune sono destinate a scomparire. La democrazia rappresentativa, quella per delega, sta perdendo via via significato. E ciò è possibile grazie alla Rete”.

 

Questo è quel che Casaleggio junior (ovvero quell’erede di cotanto Casaleggio-padre che unitamente al comico – o ex comico – Grillo ha avuto l’intuizione della creazione di un movimento di massa che con malcelata arroganza e supponenza hanno deciso di chiamare 5 stelle, ovvero etimologicamente parlando il non plus ultra dello sfarzo e dell’esibizionismo),  “confessa” al Washington Post (https://www.washingtonpost.com/news/theworldpost/wp/2018/03/19/five-star/?utm_term=.7527e4ba42ad) , parlandoci tra le tante altre cose di democrazia diretta, espressione ormai tanto utilizzata ed abusata (spesso totalmente a vuoto) da essersi addirittura consumata, forse perdendone addirittura il vero significato principale.

Democrazia diretta a chi, come e da chi?

In realtà questo Casaleggio Junior non ce lo dice, o non affronta mai direttamente la questione o si disperde in fumose teorie metafisiche o di fantapolitica di (finto)orwelliana memoria.

Ci parla della Rete e di tante altre belle cose, fermo restando che a proposito di Rete forse anche lui ha ancora qualcosa da sistemare, date le varie vicissitudini della ormai famosa (quanto fumosa) Associazione Rousseau.

C’è però da stigmatizzare che c’è del vero in quel che dice: il punto di partenza del suo ragionamento è infatti in un qualche modo condivisibile, intellettualmente corretto da un punto di vista sociologico. Sono le conlusioni a mio parere ad essere sbagliate, se non addirittura socialmente pericolose.

Ma vediamo:  è certamente ormai noto a tutti che le maggiori istituzioni di questo Paese (ma non solo) vivono una crisi di credibilità fortissima. Già quattro anni fa, e sembra già passato quasi un secolo da allora, Ilvo Diamanti su Repubblica (http://www.repubblica.it/politica/2014/12/28/news/partiti_istituzioni_europa_la_fiducia_va_a_picco_cittadini_sempre_pi_soli_il_papa_unica_speranza-103904923/) ci spiegava di come solo il Papa ad oggi possa vantare delle credenziali di credibilità di livelli altissimi, pari addirittura ad un corposo 90%. Così, mentre il Papa vola, le nostre istituzioni democratiche strisciano: lo Stato infatti incassa la fiducia del solo 15% dei cittadini, le Regioni arrivavano al 20% e i Comuni al 30, mentre saliamo con il Presidente della Repubblica, con il quale arriviamo ben al 44%.

D’altra parte, ricordo bene altre ricerche secondo le quali addirittura ben il 50% degli italiani non sa o non ricorda il nome dell’attuale Presidente della Repubblica.

E’ pur vero però che se Atene piange, Sparta non ride, dove per Sparta intendiamo le varie sigle sindacali italiane: secondo un recente articolo del Corriere della Sera, infatti (http://www.corriere.it/politica/17_ottobre_04/fiducia-sindacati-cade-30percento-4311c1d4-a86f-11e7-a090-96160224e787.shtml) esse godono, si fa per dire, di un consenso del solo 30% dei cittadini italiani.

E’ quindi abbastanza immaginabile che in questa sorta di enorme spazio vuoto, questa sorta di infinito campo verde lasciato del tutto libero da istituzioni e sindacati arrivi qualcuno che ritenga di poterlo occupare più o meno facilmente con aggressive campagne di marketing parlando lo stesso linguaggio – e questo è molto importante – di colui che vuol rappresentare. Non dimentichiamo infatti che l’Italia è l’ultimo Paese dell’Unione Europea per la vendita di libri, ed altre statistiche ci allarmano sul fenomeno di un buon 45% di analfabeti funzionali. Ne deriva che stiamo tornando indietro alla velocità della luce, abbiamo innestato una retromarcia inquietante e pericolosissima, che non so davvero dove potrà mai condurci. Già negli anni ’60 infatti, se qualcuno scriveva un testo anche molto breve evidenziando nello stesso una scarsa conoscenza dell’uso corretto dell’H o dei congiuntivi veniva additato al pubblico ludibrio e veniva dai fatti costretto a vergognarsene pubblicamente. Oggi, in un qualche modo, sta accadendo l’esatto contrario, e così, parafrasando Erasmo da Rotterdam, direi che stiamo vivendo un vero e proprio “Elogio dell’ignoranza” (anziché della follia), dove infatti l’ignoranza sembra essere diventato un marchio identificativo del quale andare addirittura fieri.

Quindi seppur giocoforza – e non potrebbe essere diversamente – concordo con Casaleggio Junior sullo stato delle cose (ed ovvero che viviamo una fortissima crisi del sistema della rappresentatività politica, istituzionale e sindacale) è francamente il prosieguo del ragionamento che mi lascia fortemente basito e perplesso: ovvero il ritenere che si possa lavorare di sostituzione, andando ad occupare gli spazi vuoti (credibilità e fiducia nelle istituzioni) lasciati liberi, sostituendo i personaggi della cosiddetta vecchia politica con personaggi nuovi presi – detto in senso lato e figurato – dalla strada, ovvero personaggi che spesso non hanno la minima competenza in termini di funzionamento della macchina pubblica.

E questo lo trovo fortemente pericoloso non solo per la tenuta del sistema stesso sul piano economico e finanziario ma anche e soprattutto sul piano della stabilità sociale, dato che demagogicamente si tende a buttare letteralmente nel secchio tutto ciò che fino ad oggi è stato lo status quo del sistema democratico del nostro Paese (la metafora della scatoletta di tonno altro non stava a rappresentare quel che ho appena scritto).

Ora, ricordate quando Grillo affermava nei suoi comizi di quanto sarebbe stato fantastico mandare le massaie che tengono i conti di casa a gestire le finanze dello Stato? Al di là della battuta, vi sembra davvero una cosa realmente perseguibile?

Quindi, non solo tutto ciò è altamente demagogico e intriso di populismo di bassa lega, ma rappresenta a mio giudizio (ma non solo il mio) una operazione altamente pericolosa e distorta, oltre che evidentemente inefficace, dato che un conto è gestire i conti di una famiglia e tutt’altro conto è gestire le questioni economiche e finanziarie di una macchina incredibilmente complessa e sofisticata come quella dello Stato.

Tutto ciò non è quindi altro che un’attività fortemente illusoria, una sorta di specchietto per le allodole, dove si fa intravedere al popolo  (perlopiù disinformato e incantato) un’inesistente oasi d’acqua in un deserto di illusioni e speranze a vuoto.

L’operazione è quindi quella di transitare da un paradigma politico ad un paradigma sociale, dove essendo il primo fortemente in crisi non si provvede a ripararne i guasti, i difetti e le incongruenze ma si provvede direttamente a sostituirlo (nemmeno fosse un televisore guasto) integralmente con il secondo, regalando quindi posti di responsabilità a persone che magari, ad esempio, fino a giorno prima facevano di mestiere l’ascensorista o l’impiegato di un centro di analisi cliniche e che nulla hanno a che vedere  con il mondo della gestione della Cosa Pubblica.

Tale operazione poi, alla fin dei conti, non è nemmeno così nuova, anzi, abbiamo fior fiore di esempi di come sia storicamente già accaduto e come poi le cose siano sempre andate a finire male: basti per tutti pensare al precedente illustre della Rivoluzione Bolscevica che, seppur certamente organizzata in altro modo e con altri sistemi, chiaramente, sposava lo stesso concetto: sostituire al vecchio sistema zarista corrotto e malfunzionante la “dittatura del proletariato”. Le conseguenze sono state già giudicate dalla storia e sono chiare a tutti.

D’altra parte, facendo un esempio un po’ più popolare, sarebbe come mettere un calzolaio alla guida della nazionale di calcio dal momento in cui ha quest’ultima ha perso le qualificazioni per i prossimi Mondiali. Vi sembra una cosa possibile?

Assolutamente ridicolo infatti pensare di poter riempire il vuoto di credibilità e di fiducia creatosi nella società italiana pensando di spedire in Parlamento o alla guida delle nostre città, piccoli e grandi, degli incompetenti che assolutamente ignorano il funzionamento della macchina burocratica dello Stato, gente che fatica sa distinguere una delibera da una determina o che non riesce (vedi Roma) a fare  i bandi pubblici per tempo debito lasciando la città senza servizi essenziali o comunque inefficienti e/o mal gestiti.

La faccenda è davvero ridicola, pericolosa e paradossale, però hanno fatto il pieno di voti, direte voi: bene, vedremo, e non saremo felici quando assisteremo al naufragio che già si prospetta all’orizzonte, perché sarà il Paese a fare naufragio unitamente a loro.

Il bello (si fa per dire) poi è che tali lezioni di democrazia ci derivano dal partito (o Movimento) meno democratico d’Italia:

  • il co-fondatore (adesso Garante a VITA) non è mai stato votato da nessuno;
  • idem dicasi per Casaleggio, che mentre diceva di se stesso di essere un semplice attivista/volontario intratteneva una serie di rapporti istituzionali di alto livello,  come ad esempio con il nuovo ambasciatore inglese
  • e, dulcis in fundo, il capo politico del Movimento è stato eletto in una consultazione burla.

A proposito, dopo lo streaming mi sembrano sparite anche le consultazioni online. Sarà un caso?

 




(24 marzo 2018)

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