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“Punti Cardi-nali” di Eugenio Cardi: “L’italiano? Malato di pericoloso individualismo”

di Gaiaitalia.com #punticardinali twitter@gaiaitaliacom #società

 

 

Tra i tanti difetti che abbiano noi italiani ce n’è uno che supera di gran lunga tutti gli altri e che purtroppo ci danneggia terribilmente: l’individualismo.

Comunemente si usa dire che un sano egoismo spesso può risultare utile, ovvero il pensare un po’ egoisticamente a noi stessi, ma noi in questo però esageriamo e battiamo tutti.

Attenzione, non mi riferisco in realtà alle attività di volontariato, di associazionismo e di assistenza non retribuita dove forse lì riusciamo ancora a competere positivamente.

No, la forma di individualismo alla quale mi riferisco è l’assenza quasi totale di senso di appartenenza. L’italiano infatti, un po’ da sempre – vuoi forse per le note vicende storiche che ci hanno visto divisi in tanti diversi statarelli per secoli e che l’unità d’Italia ha probabilmente riunito solo sulla carta – non si sente assolutamente parte di un insieme, o di una collettività o quale soggetto di un progetto comune come invece, al contrario, avviene in altri Paesi nostri forti competitors, dalla Francia all’Inghilterra, agli Usa e Canada. Non so se avete osservato ad esempio che la bandiera italiana viene tirata fuori dalla naftalina solo in grandi occasioni e particolarmente per via della partecipazione della nazionale di calcio ad eventi europei o mondiali. Terminate le partite, viene riposta nuovamente nel dimenticatoio in attesa di altre occasioni similari. In Francia, in America, o in Inghilterra, e solo per citare i primi Paesi che mi vengono in mente, la bandiera viene mostrata ad ogni piè sospinto, sempre accompagnata da un forte senso di partecipazione, orgoglio ed appartenenza. In Canada addirittura ho avuto modo di notare come quasi tutte le auto espongano una bandierina del loro Paese (attaccata su un apposito sostegno nella parte anteriore o posteriore dell’auto stessa) che sventola al vento. Da noi sarebbe follia pura pensare una cosa del genere, per non dire che abbiamo spesso manifestazioni politiche nelle quali il tricolore viene addirittura dato alle fiamme o insultato.

In supporto a tale mia tesi chiamo a soccorso un grande psichiatra, il Prof. Vittorino Andreoli che, in una intervista all’Huffington Post, a proposito di Italia ed italiani ha definito addirittura quale spietato il nostro individualismo:

 

“…L’individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato…. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire “cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?”, scatta l’io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo… individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All’amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato”

 

Per l’italiano lo Stato è lontano, molto lontano, e più lontano sta e meglio è, dato che viene dichiaratamente visto come un nemico, un terribile spauracchio, un enorme mostro dai mille tentacoli pauroso e pericoloso. Per l’italiano lo Stato NON siamo quindi tutti noi, ma come si diceva, ben che vada,  un estraneo da guardare con molta diffidenza, un vero e proprio nemico da combattere, anche perché per la gran parte delle volte è visto semplicemente come un esattore di gravosissime tasse e gabelle varie che non dà nulla in cambio, niente di niente, nemmeno lontanamente, può esser quindi inquadrato come un Ente superiore che possa infondere un senso di protezione, di garanzia e di unione. Al contrario, per la gran parte di noi,  è solo un cerbero e temibile gigante che può schiacciarti in un qualsiasi momento.

Questo comporta che l’italiano medio non si senta quindi assolutamente assorbito, incluso e coinvolto in un progetto corale di crescita, produzione e benessere, assolutamente no, e conta solo ed unicamente sulle proprie forze, furbizie e scappatoie.

Ed ecco così che abbiamo le mille manifestazioni di illegalità che tutti noi ben conosciamo (furbetti del cartellino, falsi invalidi, evasori fiscali, ecc…) e che quasi nessuno osserva per quel che effettivamente sono, ovvero delle truffe consumate a danno della collettività che danneggiano fortemente lo Stato, e quindi noi stessi appunto, ma che invece, al contrario, vengono osservate con un semplice fastidio (come fossero qualcosa di inevitabile, come una zanzara in casa, nulla più) o addirittura, nei casi più estremi, con malcelata benevolenza o invidia, dato che da noi, spesso, l’invidia è rivolta verso chi si mostra più furbo, non verso chi è più onesto.

In buona sostanza il pensiero comune è “nessuno ci aiuta, lo Stato è lontano ed allora noi ci arrangiamo come possiamo”, giustificando ogni nefandezza e assolvendoci con gran leggerezza e superficialità, non contando invece che  così facendo, a lungo andare ci scaveremo la fossa, come effettivamente stiamo già facendo. Ma non basta: i beni comuni, quali strade, marciapiedi, cabine telefoniche, cassonetti dell’immondizia, cartelli stradali (particolarmente al Centro-Sud Italia), non vengono visti quale un bene pubblico, ovvero di tutti, ma essenzialmente esattamente al contrario, ovvero sono cose appartenenti a nessuno, e come tali passibili di atti vandalici, furti, danneggiamenti, ecc.

Poi però vogliamo e pretendiamo politici onesti, come se i politici non fossero parte loro stessi dal popolo italiano, e che di conseguenza e inevitabilmente, spesso, potrebbero esser preda di quello stesso genere di virus di cui soffrono la gran parte dei loro elettori.  La conclusione mi appare quindi scontata e naturale: non vanno cambiati i politici, vanno cambiati gli italiani!

Ma devo confessarvi che il pessimismo, oramai, mi sopraffà e non credo più onestamente in una operazione di rinascita morale e di vera partecipazione, dato che ho modo di osservare, spesso e volentieri, un imbarbarimento nei gesti, nei modi e nelle parole sempre più forti, duri e incomprensibilmente aggressivi.

All’egoismo si sono aggiunti cattiveria e cinismo, forse dovuti alla crisi economica e alle conseguenti frustrazioni, ma così facendo si imbocca una strada pericolosissima, si alzano muri, ci si scaglia contro il prossimo, ci si pone uno contro l’altro.

Naturalmente, non ultimo, di tutto ciò quanto sopra detto ne risente in primis l’attività economica delle nostre aziende e soprattutto di quelle medio-piccole, le famose PMI: “L’individualismo che connota le aziende italiane, ancor di più le PMI, è elemento manifesto nel tessuto industriale italiano. Conoscendo quanto è forte la mentalità italiana del “faccio tutto io” oppure del “so tutto io”, che pervade ampiamente le PMI della penisola, viene difficile pensare che tutte queste realtà siano pronte a “entrare” in un sistema di totale condivisione. Specialmente con la crisi attuale, durante la quale, inutile negarlo, ogni azienda cerca di fare le scarpe al suo fornitore, al suo cliente o al suo competitor (ritardo dei pagamenti, tentativi di acquisizione di fonti di prodotto scavalcando l’intermediario/fornitore, acquisizione coatta di clienti tramite acquisto dei commerciali) è veramente sfidante pensare che un imprenditore sia disposto a cedere, bene inteso in una teorica sicurezza dei dati, tutte le sue informazioni sensibili ad un ecosistema” (http://www.informazionesenzafiltro.it/individualismo-italiano-piccole-medie-imprese/).





(11 febbraio 2018)

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