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Punti Cardi-nali di Eugenio Cardi: “Anoressia: magra da morire”

di Eugenio Cardi #punticardinali twitter@EugenioCardi #Anoressia

 

 

Lo sapevate che solo l’anno scorso, ovvero nel 2016, e solo in Italia, vi sono state 3000 persone morte a causa del triste fenomeno dell’anoressia?

Sapevate inoltre che – sempre in Italia – vi sono ben 3,5 milioni di persone (per il  90% di sesso femminile) sofferenti di disturbi legati all’alimentazione?

Sapevate che vi sono centinaia e centinaia di siti web che inneggiano all’anoressia?

Questi siti sono purtroppo molto seguiti da ragazze che vivono questo tipo di problema (o che vi si affacciano per la prima volta), e per uno che la Polizia Postale riesce a chiudere, 10 ne aprono di nuovi. Non sono ovviamente gestiti da medici o scienziati ma bensì da giovanissime donne – a loro volta, spesso, anoressiche anche loro – che stanno lì a proclamare le bellezze dell’esser magre fino a morirne (cosa che purtroppo appunto accade di sovente) e che dispensano i consigli più disparati sul come riuscire a NON mangiare, a non nutrirsi in alcun modo ed anche sul come fare a non farsi scoprire dai genitori o familiari (cose del genere “se ti viene fame vai a fare una passeggiata e cerca di pensare ad altro”, “fai finta di mangiare a pranzo ma appena i tuoi si distraggono butta tutto nella spazzatura”, “per non sentire i morsi della fame bevi molta acqua o fumati una sigaretta”, ecc).

Vi prego di non sorridere, perché se può sembrarvi uno scherzo, in realtà purtroppo le frequentatrici di questi siti prendono tutto ciò terribilmente sul serio. Inoltre queste ragazze che vivono tael delicatissimo problema (tutto di carattere mentale, ovviamente) e che seguono questi siti, hanno addirittura anche una loro sorta di divinità pagana, ANA, a cui si rifanno per essere sostenute in questa loro lotta di vita.

Infatti questo genere di siti web si definiscono normalmente in gergo “siti PRO ANA”, e conseguentemente queste ragazze si rivolgono a questa sorta di loro divinità implorandola di aiutarle in questa via crucis. In un mondo che ancora nel 2017 per buona parte muore di fame, sembra assolutamente assurdo e paradossale questo atteggiamento, ma purtroppo non è uno scherzo ma una questione serissima, che spesso appunto conduce alla morte.

Solo pochi giorni fa è stato chiuso dalla polizia postale un sito web “pro Ana” (avrete letto del caso di cronaca) diretto da una diciannovenne che 24 ore al giorno dispensava consigli pro-anoressia e che (attraverso tali consigli) stava appunto causando la morte di una giovanissima che letteralmente prendeva alla lettera quanto consigliatole. E’ stata la madre di quest’ultima ragazza, per fortuna, a comprendere velocemente cosa stesse accadendo: attraverso denuncia alle Forze dell’Ordine è riuscita a far chiudere il sito e ad inserire la propria figlia adolescente in un percorso psichiatrico di recupero. Ma quasi mai purtroppo le cose vanno così bene o i genitori sono così attenti e solerti nell’intervenire.

Come ben sapete non sono un medico né uno scienziato (ma semplicemente un sociologo/romanziere), ma più o meno da sempre mi interesso di queste tematiche di carattere sociale. Ho tra l’altro operato a lungo nel mondo del volontariato e mi è capitato così di entrare personalmente a contatto con persone sofferenti di tali problematiche: sinceramente vi dico che non è un impatto facile.

Ricordo però con piacere una bella occasione, plasmata di ottimismo e speranza: mi hanno invitato infatti, qualche anno fa, a partecipare alla premiazione di una gran bella competizione a distanza di poesia e disegno avvenuta tra i detenuti del penitenziario romano di Rebibbia e le ragazze adolescenti ricoverate presso il famosissimo centro di neuropsichiatria infantile di Via dei Sabelli  (proprio quello dove è stato girato il bellissimo film “Il grande cocomero”, della regista Francesca Archibugi). La gara si è quindi svolta a distanza, essendo appunto ristretti – seppur ovviamente per motivi diversi – tutti i concorrenti, ovvero sia i detenuti di Rebibbia che le ragazze anoressiche di Via dei Sabelli (lì ricoverate). Così le opere d’arte prodotte (disegni, poesie, ecc) hanno viaggiato tra la struttura medica ed il carcere attraverso assistenti sociali ed educatori, e alla fine ogni gruppo dei due ha premiato i migliori lavori dell’altro gruppo. Le premiazioni sono quindi state due, ovviamente, una avvenuta presso la struttura neuropsichiatrica di Via dei Sabelli e l’altra presso il carcere di Rebibbia.

Io ho presenziato ad entrambe (quale volontario, scrittore, e membro della Consulta Permanente del Comune di Roma per le problematiche penitenziarie). Inutile dirvi che è stato cosa molto emozionante e commovente, due gruppi così diversi accomunati dalla loro situazione di ristrettezza tra quattro mura che si scambiavano messaggi di ogni genere attraverso le loro opere.

Mi hanno chiesto di tenere un intervento, cosa che mi ha particolarmente onorato, e a distanza di anni ricordo ancora perfettamente quel che a braccio dissi in quell’occasione, ovvero sostanzialmente del come tali iniziative – che spesso sfuggono alla stampa e ai più e che quindi si svolgono in una sorta di sottobosco fatto di operosa, generosa e partecipata collaborazione di tutti gli addetti ai lavori (ivi incluso le guardie carcerarie) – fanno guardare al futuro con ottimismo, gonfiano il cuore di speranza e di luce vera.

Ovviamente però non tutte le storie inerenti tale subdolo e feroce disturbo mentale finiscono così bene; purtroppo, anzi, spesso finiscono molto male, così come si diceva precedentemente.

Ma quali sono le cause di una malattia mentale così invasiva e maligna?

Innanzitutto, diciamo che da un punto di vista temporale è una malattia che può svilupparsi tendenzialmente in due momenti diversi, ovvero può aver inizio nel periodo dell’infanzia e proseguire poi nell’adolescenza, o manifestarsi durante l’adolescenza (anche avanzata) e proseguire ulteriormente.

Al di là comunque di quale possa definirsi il momento primo in cui la malattia inizia a manifestarsi, parlare della cause è cosa estremamente complicata e difficile, data la complessità stessa della malattia e l’impatto di natura soggettiva che può avere su ogni individuo che ne è colpito. Spesso poi si parla di concause, dato che stando in ambito psichiatrico (così come si è detto precedentemente) e non essendo quindi  possibile ovviamente dare la colpa a un batterio o a un virus, tutto si fa più sfumato e variegato. Sostanzialmente però, la causa di questa malattia pericolosa e di lunga durata è molto probabilmente di carattere multifattoriale: ovvero può risiedere in ambito familiare, essere di natura psicologica, psichiatrica, socio-culturale, genetico-biologico o tutto ciò contemporaneamente.

Può accadere di tutto e tutto dipende dal tipo di risposta della persona agli accadimenti della vita e dal tipo di peso che essa dà ad ogni evento che la riguarda. Così può accadere che vi siano delle difficoltà della persona considerata nel relazionarsi con il mondo degli adulti così come la malattia può essere anche conseguenza di una delusione d’amore, può sorgere dal desiderio della ragazza di sottoporsi ripetutamente a diete rigidissime finalizzate al raggiungimento di elevati standard estetici, vi possono essere delle difficoltà scolastiche o lavorative  o anche delle separazioni familiari o dei lutti gravi di amici o parenti; addirittura può anche semplicemente accadere che l’anoressia sia di natura ereditaria, come alcuni studi specifici hanno dimostrato (ovvero che i disordini alimentari si manifestano con più probabilità tra i consanguinei di una persona già malata).

Quindi le cause possono essere diverse e tante ed addirittura possono facilmente esserci delle concause, quindi il tutto dipende moltissimo da persona a persona e dal singolo e specifico quadro patologico che la singola persona evidenzia.

 



 

Ma non finisce qui. Una grande importanza hanno in tal contesto (così come da me accennato in un mio precedente articolo sul disturbo borderline di personalità) gli abusi sessuali subiti in età infantile e/o adolescenziale, che sembrano rivestire addirittura una delle possibili cause principali della malattia dell’anoressia.

Il tal senso quindi, ed ovvero sul rapporto causa-effetto tra abuso sessuale infantile e insorgenza della malattia dell’anoressia vediamo quindi cosa ci dice di specifico www.vasodipandora.org, un sito specialistico su tali argomenti nel quale scrivono e collaborano diversi medici e ricercatori:

“L’abuso sessuale infantile rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo dell’anoressia nervosa, della bulimia nervosa e del disturbo da binge-eating. I sopravvissuti ad abuso sessuale infantile, infatti, soffrono spesso di disturbi dell’alimentazione. In questi casi la vita di tutti i giorni è caratterizzata quasi esclusivamente da controllo del proprio corpo (body-checking) e della dieta, da pensieri legati al cibo, alle forme e al peso, da abitudini alimentari rigide, da comportamenti messi in atto per evitare la grassezza e ottenere una marcata perdita di peso (p.e., vomito autoindotto, utilizzo di lassativi) oppure, al contrario, dall’assunzione di grandi quantità di cibo (abbuffate).

Molte persone che presentano disturbi alimentari riferiscono, infatti, una storia di abusi sessuali infantili. Dati sperimentali hanno mostrato che quasi più della metà delle donne con disturbi dell’alimentazione ha subìto abusi sessuali, nell’80% dei casi avvenuti durante l’infanzia. Lo studio di Carter e collaboratori (2006), condotto su persone affette da anoressia nervosa, ha mostrato che il 48% del campione esaminato riferiva una storia di abusi sessuali infantili precedenti l’esordio del disturbo alimentare e che, all’interno di questa categoria, la maggior parte delle persone metteva in atto condotte di purging (cioè di eliminazione, come vomito auto-indotto o abuso di lassativi) e presentava comorbilità con depressione e ansia, insorgenza di sintomi ossessivo-compulsivi, autostima più bassa e maggiori problemi interpersonali. Anche l’incidenza della bulimia durante l’adolescenza sembra strettamente correlata al trauma, infatti si è mostrata 2.5 volte maggiore tra le ragazze che avevano riportato un episodio di abuso sessuale infantile e ben 4.9 volte più alta in coloro che ne avevano riportati due o più rispetto a coloro che non avevano riferito alcun episodio (Sanci et al., 2008). Ben il 31% di donne con binge-eating, inoltre, è stato oggetto di abusi sessuali durante l’infanzia (Becker & Grilo, 2011).

L’ipotesi generale emergente, dunque, è che l’abuso sessuale infantile rappresenti un fattore di rischio per l’intera categoria dei disturbi dell’alimentazione. Condotte come il purging e la dieta cronica rappresentano, infatti, degli strumenti per fronteggiare l’evento traumatico e per sottrarsi all’esperienza soggettiva dolorosa associata a esso. I sintomi legati ai disturbi dell’alimentazione consentono quindi l’evitamento e la fuga dai numerosi fattori che elicitano la sofferenza: i ricordi dell’abuso, la paura ricorrente e improvvisa, la comparsa di pensieri su sé e gli altri, l’elevata attivazione fisiologica.”

Di conseguenza, come abbiamo visto, anche sull’insorgenza di questa terribile, seria e (spesso) sottovalutata malattia mentale ha il suo gran peso l’abuso sessuale infantile che, ricordiamo, è di sovente perpetrato (per almeno l’80% dei casi) da parenti strettissimi facenti  parte integrante del nucleo familiare o comunque da personaggi che orbitano strettamente attorno ad essa: padre, patrigno, nonno, zio, fratelli, babysitter, prete, amico di famiglia, vicino di casa.

Pertanto direi che il consiglio, in un qualche modo, resta sempre lo stesso: ovvero quello di VIGILARE, senza particolari allarmismi o ansie ma con attenzione, vigilare sia che non accadono ovviamente abusi sia su strani segnali che le ragazze giovanissime possono dare in certi momenti della vita, anche perché, se si è buoni osservatori, non può sfuggire quel sottilissimo grido di allarme che una persona in difficoltà (anche inconsciamente, magari) emana.

Ho piacere di concludere questo mio articolo su un argomento così terribilmente serio con una leggera brezza di speranza e di ottimismo, riportandovi un frammento della testimonianza di una ragazza sofferente di anoressia che per fortuna è riuscita ad uscirne, tratto dal sito www.chiarasole.com.

“Ora ho capito che, immersa totalmente nella mia malattia, non avevo idea di cosa in realtà fosse il mostro che avevo dentro. Ho verificato sulla mia pelle come l’anoressia non sia solo una persona sottopeso. Io ero anoressica anche quando non c’era ancora un rischio medico. Restringevo la mia vita, le relazioni sociali, non mi concedevo niente di femminile. La mia vita doveva essere senza sapore. Inoltre ho capito che la sofferenza non se ne va cercando di perdere peso a tutti i costi, ma chiedendo aiuto e lavorandoci.”

Nell’augurarvi un sereno Natale, vi informo che la rubrica “Punti Cardi-nali” riprenderà puntualmente il normale corso il 14 gennaio, subito dopo le feste. Auguri!





(15 dicembre 2017)

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