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“Punti Cardi-nali” di Eugenio Cardi: “La pericolosa (anti)politica dell’insulto”

di Eugenio Cardi #punticardinali twitter@eugeniocardi #politica

 

 

Sappiamo tutti molto bene che lo sport preferito dagli italiani è quello di insultare il politico o i politici di turno: è qualcosa di cui non riescono a fare a meno, è una sorta di atto di liberazione interiore, uno sfogo necessario, qualcosa di catartico che fa star bene, in un qualche modo.

Così, 10 anni fa circa, Beppe Grillo, cavalcando questa pessima propensione dell’italiano medio ad insultare  (a lui cosa ben nota da ottimo conoscitore delle piazze), ebbe la popolare idea di inventare un Vaffa Day, che era sostanzialmente – come ben sappiamo tutti – un momento di gioiosa riunione delle masse per qualcosa che fosse tra il goliardico e il liberatorio, appunto. Ci si incontrava in una piazza, tutti assieme si mandava a fare in culo il politico, o lo scienziato, o il sindacalista di turno (scusate il francesismo ma di questo si trattava in fin dei conti, come sappiamo bene tutti) e si tornava a casa più sereni e felici, soddisfatti e sfogati, pronti per un’altra dura settimana di lavoro e fatiche.

Tutto questo però presto non bastò più a Grillo, il quale decise così di trasformare quel momento catartico collettivo di liberazione (meravigliosamente descritto in “Quinto potere”https://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_potere – con il telepredicatore di turno che invita la gente comune ad affacciarsi al balcone di casa per gridare a squarciagola: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”) in qualcosa di più, in qualcosa di strutturato, in una macchina organizzativa che desse l’assalto al potere vecchio e stantìo per liberare il popolo dall’oppressione del malgoverno, e offrire allo stesso finalmente dei governanti onesti e trasparenti, tutto sommato ricalcando, né più, né meno, quel che già aveva descritto Orwell nella “Fattoria degli animali”.

Tutto bene, ma restava e resta un punto decisamente debole in tutto ciò: la competenza.

Infatti non è assolutamente pensabile di poter prendere all’improvviso la famosa casalinga di Voghera e in un attimo farle condurre qualcosa di estremamente complicato e delicato come la macchina dello Stato, esattamente come se io oggi all’improvviso decidessi di entrare in camera operatoria e mi mettessi – senza alcuna competenza – ad eseguire interventi chirurgici, o pensassi egualmente di fare  l’astronauta; no, non è possibile, perché anche la guida del più piccolo frammento della P.A. richiede delle competenze specifiche.

Però, chissà perché, è invece opinione popolare che nell’amministrazione della cosa pubblica questo possa farsi, che chiunque possa inventarsi pubblico amministratore dalla mattina alla sera, essendo sufficiente che lo stesso si autoproclami ONESTO

Non vi sembra un pò poco?

E di esempi infatti già ne abbiamo di conduzioni quantomeno maldestre, basti osservare con un minimo di obiettività quanto sia accaduto in città come Roma, Torino e Livorno (tanto per citare le piazze più grandi e/o rappresentative): persone non esperte lanciate ai massimi livelli di guida di città importanti.

Ma di questo si è scritto in abbondanza e se ne scriverà ancora molto, a me interessa altro al momento, ovvero la brutta piega che ha assunto l’espressione politica, ovvero quella sdoganata e preferita dal signor Grillo, ovvero l’INSULTO. Ovviamente va anche stigmatizzato come questa attività di comunicazione così singolare e nuova, per certi versi, non faccia parte di un’azione istintiva o sia semplicemente frutto di una becera sortita da osteria, ma è invece ben studiata a tavolino per far breccia in quella fetta di popolazione – che spesso si distingue non certo per grande livello culturale e intellettuale – che non solo felicemente raccoglie ma che anzi, diligentemente, rilancia all’infinito. Così un “la” dato dal Maestro tende a propagarsi come le onde di un oceano e spesso poi non ci si limita più “semplicemente ” ad insultare ma, in taluni casi, si arriva (e si è arrivati) addirittura alle minacce (da parte dei più aggressivi e facinorosi), indirizzate verso chiunque provi a mettersi di mezzo: un esponente politico di altro partito o uno proprio che abbia “tradito”, un giornalista che faccia un articolo “contro”, un attore che si rifiuta di fare un endorsement a loro favore o anche chi si limiti unicamente a criticare il Movimento.

Dove arriveremo di questo passo?

Cosa ci ricorda tale intransigente espressione di massa così compatta, forte e senza mezze misure su chi osi pensarla diversamente?

D’altra parte il ragionier Beppe Grillo ha già da tempo dato il verbo ai suoi lanciando degli insulti irripetibili che faccio non poca fatica a riportare qui per puro dovere di cronaca: così la Montalcini (scienziata che ci è stata invidiata da tutto il mondo) diveniva una vecchia puttana, Veronesi (altro grande scienziato) diveniva, per il signor Beppe Grillo, Cancronesi, Renzi un ebetino, Monti rigor montis e via dicendo, fino ad arrivare a quelli più attuali e non meno feroci lanciati verso i giornalisti, rei semplicemente di fare il loro mestiere (“vi ingoierei per il solo piacere di vomitarvi”).

Ecco, tutto questo fa davvero molto male al nostro Paese, fa molti più danni di quel che potremmo credere; non si parla più di politica ma si tende solo e continuamente a insultare e delegittimare l’avversario in questo modo così censurabile, irrispettoso, volgare e scurrile.

Non vorrei rivangare qui i tempi andati, che appunto come tali non è possibile recuperare, ma la domanda mi risuona forte in testa e non mi fa star tranquillo: come abbiamo fatto infatti a passare in soli 70-80 anni da personalità di spessore e di cultura,  raffinatezza e ricercatezza di idee e di espressione dialettica a quelli odierni che spesso fanno dell’insulto il proprio unico e solo verbo?

Questo è un Paese che ha avuto grandi personalità come Calamandrei, Moro, Togliatti, De Gasperi, Berlinguer e tanti altri che oggi onestamente credo si rivoltino nella tomba nel vedere cosa siamo diventati.

La storia purtroppo non sempre insegna e a volte siamo costretti a rivivere – come in un terribile deja vu – quel che abbiamo già vissuto, come una trottola che giri perennemente a vuoto; voglio sperare che questa volta non sia così, ma dubito fortemente.




(24 novembre 2017)

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