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I Ragazzi di Tehran: pur di investire in Iran il Governo Italiano emargina la Cassa Depositi e Prestiti

di I Ragazzi di Tehran, twitter@RagazzidiTehran

 

 

Il Governo italiano vuole ad ogni costo promuovere gli investimenti con il regime iraniano e far partire quella “linea di credito”, anche ultimamente promessa a Teheran dal Ministro Padoan. Con il Ministro dell’Economia, si schiera anche quello dello Sviluppo Economico Calenda.

Dove sta il problema? Il problema sta nel fatto che, in un’azione quanto mai inusuale, contro l’idea di correre ad investire in Iran non si stanno schierando tanto i soliti critici di Teheran, ma direttamente la Cassa Depositi e Prestiti.

La CdP, controllata all’80% dallo Stato e il restante dalle Fondazioni Bancarie, non ci pensa proprio a dare il via libera agli investimenti in Iran. Perché? Perché hanno un pochino di raziocinio e ragionano in maniera economica e non meramente politica: la Cassa, infatti, è in buona parte finanziata dai fondi privati dei piccoli correntisti delle Poste Italiane. I piccoli risparmiatori che, contrari ai rischi bancari, mettono i loro pochi risparmi alle Poste per essere sicuri di ritrovarli.

La CdP è ben cosciente di questa realtà, e non ha intenzione di correre a Teheran per dare i soldi dei piccoli risparmiatori ad un regime la cui economia è controllata in buona parte dai Pasdaran e classificato ai primi posti degli indici mondiali per corruzione, mancanza di trasparenza e soprattutto riciclaggio di denaro.



A questo punto, considerate le analisi di business, il Governo stesso dovrebbe comprendere che non è il caso di spingere ancora per investire nella Repubblica Islamica dell’Iran. Purtroppo non è cosi: ecco allora che, neanche tanto a sorpresa, Milano Finanza denuncia che l’esecutivo ha intenzione di promuovere una normativa nella prossima legge di bilancio, al fine di trasformare l’Agenzia pubblica Invitalia – teoricamente adibita ad attrarre investimenti esteri – in un carrozzone in grado anche di finanziare gli investimenti italiani all’estero.

Norma che, parole dell’autrice del pezzo di MF Luisa Leone, servirebbe a “bypassare il freno messo dalla Cassa Depositi e Prestiti allo sbarco in forze in Iran da parte delle imprese italiane, che secondo indiscrezioni, andrebbe contro i desiderata dell’esecutivo”.

Non ci permettiamo di entrare nel merito delle ragioni per cui, l’esecutivo italiano, stia completamente sottovalutando le sconvenienze economiche nell’investire nella Repubblica Islamica, nonostante i forti segnali di opposizione che arrivano da rispettose agenzie nazionali.

Quello che certamente possiamo sottolineare è che sarebbe il caso di mettere da parte false illusioni e tutelare veramente gli imprenditori italiani. Evitando di mandarli a rischiare i loro fondi in un regime instabile e fondamentalista come quello iraniano.

 

Link:

http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=59bfd6bb45ffa

https://index.baselgovernance.org/sites/index/documents/Basel_AML_Index_Report_2017.pdf

https://www.transparency.org/country/IRN

Il Tesoro si fa la sua Sace

 




 

(20 ottobre 2017)

©gaiaitalia.com 2017 – diritti riservati, riproduzione vietata

 



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