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Ragazzi di Tehran, Se l’Arabia Saudita supera l’Iran sui Diritti delle Donne

di Ragazzi di Tehran, twitter@RagazzidiTehran

 

 

Lo diciamo subito: il titolo è provocatorio e vuole, intenzionalmente, generare un dibattito. Sappiamo bene che, grazie al Cielo, le donne iraniane godono di tutta una serie di diritti e libertà, di cui ad oggi certamente non godono le donne saudite. In primis, il diritto di poter guidare. Il problema è diverso ed è relativo alla prospettiva da cui si guardano le cose, ovvero dal punto di partenza.

Partiamo dalla notizia: in occasione dell’ottantasettesimo anniversario dalla sua nascita, l’Arabia Saudita ha deciso di permettere alle donne di entrare allo stadio. Una scelta rivoluzionaria, considerando – come suddetto – che a oggi le donne saudite non hanno ancora il diritto di guidare. Quando lo fanno, molto spesso, è solo all’interno di uno spazio preciso, relativo, spesso confinate al loro quartiere.

Ergo, aver ottenuto l’accesso allo stadio per le donne saudite, rappresenta una conquista storica. Una conquista che, a oggi, nonostante le maggiori libertà di cui godono storicamente, le donne iraniane non hanno ancora ottenuto. Ricordiamo anche che, come noto, le donne iraniane non hanno mai accettato passivamente queste imposizioni, spesso arrivando a vestirsi da maschi per poter accedere allo stadio (si veda in questo senso il film OffSide del regista iraniano Jafar Panahi, oggi agli arresti domiciliari).

Come suddetto, il metro con cui giudicare il punto di partenza tra Iran e Arabia Saudita è quello del passato. Qui, quindi, la follia del regime iraniano islamista si palesa in tutte le sue forme. I diritti di cui stanno godendo oggi le donne saudite per la prima volta, sono diritti mai acquisiti. L’Arabia Saudita e’ nata su basi tribali dalle origini, e dalle origini ha espresso una folle visione della religione, improntata sul rigidismo Wahhabita.

L’Iran, al contrario, ha subito una drammatica involuzione.

Durante la dittatura dello Shah, che ripetiamo dittatura era, le donne iraniane godevano comunque di una serie di diritti e libertà, di cui ancora oggi non godono diverse donne in numerosi Paesi del Medioriente. Non solo non erano obbligate al velo, ma potevano tranquillamente girare mano nella mano di un uomo o studiare insieme ai loro coetanei di qualsiasi sesso. Dal 1979, tutto questo è cambiato, trasformando le donne iraniane in prigioniere che, anche solo per poter avere un passaporto o lavorare, hanno bisogno del permesso del loro tutore.

Vista da questo punto di partenza, l’involuzione dei diritti per le donne iraniane è drammatica. Purtroppo, a dispetto del moderatismo [sic] di Rouhani, non si vede una via d’uscita a questi limiti, considerando che le frange più conservatrici del regime, molto potenti, usano proprio la limitazione delle libertà civili, come metodo per affermare la loro forza nel sistema istituzionale.

Per fortuna c’è la caparbietà delle donne iraniane che, come i White Wednesday – i mercoledì bianchi di protesta contro il velo obbligatorio – dimostrano di essere più forti di tutti i divieti, di tutti i clerici, di tutte le peggiori interpretazioni regressive e islamiste della Sharia.

Viva le donne iraniane!

 




 

(25 settembre 2017)

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