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I Ragazzi di Tehran: censurare le critiche alla politica estera dell’UE significa “essere di sinistra”?

di Ragazzi di Tehran, twitter@RagazzidiTehran

 

 

Gli amici di Gaiaitalia.com, che ringraziamo sinceramente per la rubrica settimanale che ci riservano, ci hanno chiesto di spiegare meglio l’articolo dello scorso 7 agosto, quello in cui accusavamo Mogherini di aver “umiliato se stessa e tutta la UE”, durante il suo viaggio in Iran il 5 agosto.

Abbiamo letto alcune delle polemiche che sono scaturite su Facebook e, onestamente, dobbiamo dire che alcuni commenti ci hanno fatto davvero ridere. Dei tanti, però, ne vogliamo sottolineare uno che riteniamo valga più di mille parole. Commentando il pezzo, infatti, Gigi Nik scrive testualmente: “Ma ringraziate che l’hanno trattata bene. Con la considerazione che hanno gli islamici delle donne e dei cristiani, tutto oro che cola”.

Ora, non vogliamo entrare nelle generalizzazioni, ma questo commento si addice perfettamente alla Repubblica Islamica dell’Iran. In quel Paese, proprio in nome della Sharia, legalmente le donne valgono la metà dell’uomo e i cristiani sono considerati inferiori ai mussulmani. Ovviamente, questo non avviene solo in Iran, ma qui è dell’Iran che stiamo parlando ed è con l’Iran che l’Occidente, dopo la sospensione delle sanzioni, sta costruendo un rapporto privilegiato.

Nel Paese in cui si è recata Mogherini ed in cui Mogherini si è lasciata fotografare come una medaglia, l’abuso dei diritti umani è quotidianità. Che una donna, rappresentante in quel momento tutta l’Unione Europea, si rechi a Teheran per una cerimonia ufficiale – che si concordi o meno – non rappresenta una umiliazione per nessuno. Che lo faccia in maniera totalmente passiva, incapace di citare – anche solo di striscio – la questione della pena di morte, la questione delle decine di attiviste iraniane incarcerate attualmente ad Evin (tra cui Narges Mohammadi), la questione dei cristiani detenuti in Iran per aver abbandonato l’Islam, la questione delle centinaia di prigionieri politici o la questione del sostegno iraniano ai peggiori regimi esistenti nel XXI secolo (Venezuela e Corea del Nord in testa), rappresenta invece un problema. Che questo silenzio avvenga non soltanto passivamente, ma anche tra fotografie e sorrisi, rappresenta invece un’umiliazione per Mogherini e per tutta l’UE.

Le donne iraniane che finiscono in carcere perché si ribellano al sistema, non hanno molta scelta davanti a loro. A muoverle è solamente il coraggio, verso un destino segnato: la prigione e l’umiliazione. Mogherini, al contrario (come tutte le donne occidentali), ha numerose opzioni davanti a lei, visto che il regime iraniano – per legittimarsi – brama per ospitare personalità internazionali. Che ciò avvenga accettando tutte le condizioni che quel regime pretende, è inaccettabile.

La cosa più triste, però, è che tutto questo in Occidente venga definito “diplomazia”. Un concetto di diplomazia tutto particolare: quello che vede l’Occidente conformarsi agli usi e costumi di un regime repressivo, non chiedendo in cambio la stessa moneta. Al contrario, quando quei leader viaggiano da noi, li si accoglie come statisti, decidendo di coprire persino delle statue storiche per non offenderli.



Purtroppo però, al contrario di quello che sostengono gli esperti da tastiera, questa non è accolta dai quei leader repressivi come “diplomazia”. Il regime iraniano continua a fare ciò che crede, senza considerare minimamente le considerazioni buoniste dei benpensanti Occidentali.

Ecco perché Narges Mohammadi è ancora in carcere, ecco perché Atena Daemi è ancora in carcere, ecco perché Ahmadreza Djalali è ancora in carcere. Ma di tutti questi coraggiosi ribelli iraniani – che sì, anelavano ad un sostegno dei buonisti benpensanti – ai leoni da tastiera non importa nulla. L’importante è non offendere Khamenei e Rouhani, perché’ altrimenti rischiamo di chiamati “razzisti”…

Ma davvero questo significa “essere di sinistra”?





(14 agosto 2017)

 

 

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