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Ragazzi di Tehran, per fermare il terrore condannare l’attentato di Teheran senza sposare la narrazione del Regime

di Ragazzi di Tehran  twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

Questa mattina (7 giugno, ndr) la capitale iraniana è stata scossa da due attentati terroristici: il primo ha colpito il Parlamento, il secondo il Mausoleo dell’Imam Khomeini. Sul terreno sono rimaste 12 persone colpite, a quanto dicono le agenzie iraniane, da terroristi vestiti da donna e muniti di bombe e AK47. Gli attentati, quindi, sarebbero stati rivendicati da Isis.

Fin qui la cronaca che richiede una premessa fondamentale: quanto accaduto a Teheran, fino a prova contraria (che andrà sempre considerata, semmai uscirà), è terrorismo e come tale va inquadrato.

Allo stesso tempo, quanto accaduto va inquadrato nella storia del terrorismo islamista e nella parte  di responsabilità – purtroppo drammaticamente notevole – del regime iraniano. Purtroppo, già prevediamo che questa parte di responsabilità sarà completamente dimenticata dall’Occidente – basta leggere le parole di Mogherini – che continuerà a presentare la Repubblica Islamica come parte della soluzione al problema del terrorismo e non come il problema stesso che causa il terrorismo.

Nonostante la narrazione del regime iraniano, però, alcuni dati restano chiari: la Repubblica Islamica è il primo sponsor mondiale del terrorismo internazionale. Non lo è solamente attraverso la promozione del terrorismo di matrice sciita – si pensi ad Hezbollah – ma anche e soprattutto di matrice sunnita salafita.

Proprio l’Iran, infatti, mantiene organizzazioni terroristiche sunnite come la Jihad Islamica Palestinese e Hamas. Tramite Hezbollah, ha addestrato terroristi di al-Qaeda, garantendo loro anche un passaggio sicuro sul territorio iraniano. Oggi, come da anni accusa il governo afghano, l’Iran mantiene rapporti privilegiati con i Talebani, che usa per colpire lo stesso esecutivo di Kabul.

Anche per quanto concerne Isis, va ricordato come ai tempi di Petraeus, al Qaeda fosse stata quasi totalmente sconfitta in Iraq. Il regime iraniano, come provato da tribunali ed esperti, ha quindi sovvenzionato il peggior terrorismo sunnita iracheno, permettendo ad al-Qaeda in Iraq non solo di sopravvivere, ma anche di trovare terreno fertile per creare quello che oggi conosciamo come Stato Islamico. L’ha fatto non solo dando armi ai terroristi salafiti, ma portando al potere un certo al-Maliki – purtroppo anche con la benedizione Usa – che ha completamente escluso dal potere i sunniti, lasciando campo libero alla radicalizzazione.

Tutto questo, senza parlare della Siria: qui Teheran ha dato il meglio di se’, mantenendo in vita il potere di dittatore brutale come Assad e trasformando il conflitto in una guerra tra sciiti e sunniti. Oggi in Siria esistono oltre 60 milizie sciite, tutte controllate dai Pasdaran, che dominano praticamente le decisioni del regime. Milizie formate anche da foreign fighters sciiti – di provenienza afghana e pakistana – che vengono addestrati in Iran e che dall’Iran ricevono un salario mensile.

Concludendo possiamo dire che, è necessario avere fermezza nel condannare il terrorismo che ha colpito oggi in Iran. Se però questa fermezza si accompagnerà al sostegno alla narrazione che porta avanti il Regime, la spirale del terrore non verrà in alcun modo interrotta, ma solamente amplificata.

Come sosteniamo da anni, se davvero si vuole interrompere tale spirale della morte, è dalla limitazione del potere dell’Iran che bisogna partire e non viceversa. Perché la prima Repubblica Islamica nata nella storia contemporanea, non è stata creata ne’ a Musul, ne a Raqqa. E’ stata creata in Iran nel 1979, da un certo Khomeini che ha elevato il martirio a sesto pilastro dell’Islam, diventando fonte di imitazione per tutti i jihadisti – sciiti e sunniti – che hanno sparso sangue in Oriente e Occidente, in questi ultimi trenta e passa anni.

 

 

(7 giugno 2017)

 





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