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Ragazzi di Tehran: Rouhani o no il regime resta un mostro fondamentalista corrotto

di Ragazzi di Tehran   twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

 

Ci sono due modi di guardare alle elezioni presidenziali iraniane: un primo modo è quello analitico, che definiremo micro. Un altro modo è quello sistemico, che definiremo macro.

Partiamo, ovviamente, dall’analisi. Il voto iraniano e la rielezione di Rouhani, non sono una novità. Dal 1979 il regime iraniano vota per i suoi Presidente e quasi tutti hanno ottenuto due mandati. Sulla partecipazione evitiamo ogni commento, considerando che il regime ha per ben quattro volte posticipato l’orario di chiusura dei seggi e che dalla Repubblica Islamica arrivano numerose denunce di brogli (tra cui l’obbligo al voto per i detenuti e i militari che hanno votato due volte, sia in divisa sia senza). La rielezione di Rouhani, per quello che sarà il suo ultimo mandato, forse rimarrà nel mezzo della nomina del successore di Khamenei, nel caso in cui la Guida Suprema dovesse morire. Per il resto, ciò che risulterà interessante è vedere come, dopo l’arrivo di Trump, il regime si districherà tra chi vuole i soldi degli Occidentali e chi, come Khamenei e i Pasdaran, vogliono tenersi buona parte dell’economia iraniana e dividerla al massimo con Putin e i cinesi. Sarà infine importante seguire le evoluzioni del campo conservatore, riunitosi sotto Raisi e chi avrà probabilmente nel sindaco di Teheran Qalibaf il prossimo candidato presidenziale (ma la strada è lunga).

Detto ciò, c’è la modalità più importante di guardare alle elezioni iraniane e – detta meglio – all’Iran in toto. La macro analisi, infatti, non può non ricordare cosa sia il sistema Iran, ovvero la Repubblica Islamica. In questo caso, le elezioni Presidenziali diventano un’inezia, una cosa che ha ben poca importanza. Come ammette lo stesso Portavoce dell’esercito iraniano al Corriere oggi, Rouhani non ha voce in capitolo su politica estera e di difesa. Quella è competenza della Guida Suprema, ovvero di una ristretta cerchia clericale e dei Pasdaran. Qui non cambia nulla: il regime resta un mostro fondamentalista, corrotto e privo di un vero e proprio Stato di Diritto, capace di bastonare o concedere carote a secondo delle proprio necessità, con una minima attenzione al voto popolare.

Ecco perché i numerosi articoli scritti da media italiani sulle elezioni iraniane, possono tranquillamente essere buttati nel cestino. Non esiste alcun riformismo del regime e alcun riformatore. Questo perché, se davvero questa figura esistesse, verrebbe immediatamente consegnata alla storia, ovvero repressa e silenziata. Il regime ha al suo interno varie fazioni, certamente in lotta fra loro: ma nessuna di queste si azzarda a fermare la mano del boia o del terrorismo, perché si tratta delle mani che autoperpetuano il sistema, quello stesso che garantisce alle fazioni in lotta la loro esistenza. Ovviamente, a scapito del popolo iraniano… Ma questa è un’altra storia, ed è una storia triste…

 

 

 

(22 maggio 2017)

 





 

 

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