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Ragazzi di Tehran: la scelta della Ministra Fedeli di visitare l’Iran è stata un errore

di Ragazzi di Tehran   twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

La Ministra dell’Istruzione italiana, Valeria Fedeli, arriverà oggi (19 aprile, ndr) in Iran per il cosiddetto “Iran-Italy Technology & Innovation Forum”, due giorni di incontri dedicati alla cooperazione tra Roma e Teheran, nel settore accademico e tecnologico. Con la Ministra, arriverà in Iran anche una delegazione italiana di almeno 150 persone, tra cui il Presidente della CRUI Gaetano Manfredi.

In quest’occasione, ha annunciato la Fedeli, verrà anche trattata la questione di Ahmadreza Djalali, il ricercatore medico dell’Università del Piemonte Orientale, incarcerato in Iran dall’aprile scorso, per ragioni politiche. Da qualche settimana, purtroppo, Djalali ha dichiarato un pericoloso sciopero della fame che potrebbe portarlo alla morte.

Generalmente, non siamo a favore di boicottaggi, soprattutto quando riguardano un settore centrale come quello accademico e della ricerca. In questo caso, però, riteniamo che la Ministra abbia fatto un grave errore a recarsi in Iran. Non solo: crediamo che l’intero Forum sia un errore e rappresenterà unicamente un momento di rafforzamento del regime iraniano stesso.

Si tratta di considerazioni che possono essere fatte sulla base di diverse motivazioni. In primis, il Forum tra Italia e Iran prende il via presso la Shahid Beheshti University, un ateneo da sempre noto per la sua vicinanza ai Pasdaran e al Ministero della Difesa iraniano. Non è un caso che Fereydoon Abbasi, il cosiddetto padre del programma nucleare iraniano, sia affiliato proprio a questa università. In questo contesto, la Shahid Behshti University ha da sempre svolto un ruolo centrale nello sviluppo del programma nucleare e missilistico del regime.

Non a caso, proprio per queste ragioni, la stessa Unione Europea aveva inserito la Shahid Behshti University nella lista delle sanzioni (poi sospesa dopo l’accordo del luglio 2015). Peccato che, nonostante l’accordo nucleare, il regime iraniano continua liberamente a violare le normative internazionali – soprattutto la risoluzione ONU 2231 – testando missili balistici potenzialmente capaci di trasportare un ordigno nucleare.

Un altro motivo per cui Fedeli non avrebbe dovuto recarsi a Teheran, è proprio il caso Djalali. Sono mesi, ormai, che l’Italia ha attivato i suoi canali diplomatici per la liberazione del povero Ahmadreza. Sinora, purtroppo, senza alcun successo. Sarebbe quindi stato opportuno che, sia la  Ministra dell’Istruzione che lo stesso Presidente della CRUI, avessero posto come precondizione alla loro partecipazione al Forum in Iran, la liberazione di Ahmadreza Djalali. Pur apprezzando l’intenzione della Ministra di sollevare il tema a Teheran, resta il fatto che si tratta di un gesto debole e di dubbia efficacia.

Infine una questione legata alla precedente carriera sindacale della Ministra Fedeli: nella Repubblica Islamica i sindacati sono vietati e i sindacalisti coraggiosi che hanno protestato alle repressioni, sono stati costantemente arrestati e soggetti a condanne durissime. Anche in questo caso, pur comprendendo che non si tratta dell’attuale posizione professionale della Ministra stessa, riteniamo che sarebbe stato opportuno fare una scelta etica e rifiutare di legittimare un regime che, in nome del fondamentalismo religioso, nega i diritti umani fondamentali.

 

 

Link:

 

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs120417

http://www.iranwatch.org/iranian-entities/shahid-beheshti-university

http://thebulletin.org/what-iran-deal-means-blacklisted-entities8540

 




 

(19 aprile 2017)

 

 

 

 

 

 

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