Home / Copertina / Ragazzi di Tehran: Caro Alfano, l’Iran non è la soluzione. E’ il problema

Ragazzi di Tehran: Caro Alfano, l’Iran non è la soluzione. E’ il problema

di Ragazzi di Tehran   twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

A margine della conferenza sulla sicurezza di Monaco, il Ministro degli Esteri italiano ha incontrato il suo omologo iraniano Zarif. In quell’occasione, Alfano ha sottolineato “l’importanza di un ruolo positivo dell’Iran nella soluzione delle crisi regionali in corso, a cominciare dalla Siria”. Poco dopo aver visto Zarif, quindi, Alfano ha incontrato il Presidente della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani.

 

Purtroppo per Alfano, cosi come gli avrà evidenziato Barzani in privato, la speranza che Teheran svolga un ruolo positivo nelle crisi mediorientali, resterà una grande illusione. Ciò che Alfano dovrebbe sapere, infatti, è che il regime non è tra le soluzioni dei problemi, ma tra la creazione dei problemi stessi.

 

Non serve neanche ricordare il ruolo giocato da Teheran nell’intensificazione del conflitto settario tra sciiti e sunniti in Iraq, per mezzo del burattino al Maliki. Il Governo al Maliki fu tra le ragioni del ritorno in auge di al Qaeda in Iraq – insieme al ritiro deciso da Obama nel 2011 – alla base della nascita di quello che oggi conosciamo come Isis. Un al Maliki che non rappresenta solamente un problema del passato, ma anche uno del presente: spinto da Teheran e grazie ad una maggioranza parlamentare, l’ex Premier iracheno sta nuovamente escludendo i pochi sunniti presenti nell’establishment del potere iracheno, favorendo la nascita di nuove forme di resistenza nell’Anbar che, nuovamente, rafforzeranno il jihadismo salafita (e non ci si illuda che la possibile sconfitta di Isis a Musul, rappresenti un vero momento di svolta).

 

Nel Kurdistan iracheno, quindi, proprio Teheran sta insinuando il potere dell’alleato dell’Italia, Barzani. I Pasdaran, infatti, stanno premendo sulle altre fazioni curde – in primis sul PUK di Talabani – per provare a mettere in moto un processo politico, che porti all’estromissione di Barzani, considerato troppo vicino alla Turchia. Un tira e molla che, in questi anni, non ha lesinato minacce e morti sospette.

 

In Siria, come noto, proprio l’intervento del regime iraniano a sostegno di Assad ha determinato la trasformazione della rivoluzione siriana in uno scontro settario, privo ormai di reali compromessi. Applicando il metodo usato dagli iraniani con al Qaeda, Assad ha da sempre flertato con Isis, garantendo la crescita del potere del Califfato, al preciso scopo di cancellare ogni speranza di veder nascere una Siria democratica. Oggi, dopo quanto successo ad Astana, persino i media russi cominciano a discutere dell’Iran come un alleato problematico in Siria, non interessato realmente alla fine della guerra. Una fine della guerra che significherebbe per Teheran esser costretto a fare un passo indietro, rischiando di perdere anche il polso di quanto accade in Libano (ove Hezbollah, nonostante la Risoluzione ONU, continua a non smantellare il suo arsenale militare, rappresentando un vero e proprio Stato nello Stato).

 

Infine lo Yemen, altro Paese chiave non solo per la sua posizione geografica – davanti allo Stretto di Bab el Mandeb – ma anche perché’ strategicamente centrale per la sicurezza di importanti alleati dell’Italia, quali l’Arabia Saudita. Qui, come provato da tempo, i Pasdaran hanno praticamente preso il controllo della minoranza Houthi, addestrando le milizie ribelli sciite tramite Hezbollah e riempendo la regione di armamenti. Piuttosto che ascoltare Zarif, quindi, Alfano farebbe bene a risentire il discorso fatto a Monaco dal Ministro saudita al-Jubeir.

 

Se davvero il Ministro Alfano vuole vedere la Repubblica Islamica dare un “contributo positivo” alle crisi del Medioriente, il primo passo è quello di trasformare le illusioni in azioni e chiedere contro a Teheran nelle sue politiche di esportazione del terrorismo a livello regionale e mondiale, portate avanti dal 1979. Ricordando che, ormai dal 1984, il Dipartimento di Stato americano classifica proprio l’Iran come “il primo Stato sponsor del terrorismo internazionale”.

 

 

Link:

 

http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/conferenza-sicurezza-monaco-alfano.html

http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/monaco-incontro-di-alfano-con-barzani.html

https://nopasdaran2.wordpress.com/2015/06/12/speciale-kurdistan-iran-strategia-primavera-curdi-dividi-et-impera/

https://www.memri.org/reports/pro-kremlin-pravdaru-iran-becoming-major-problem-first-and-foremost-russias-interests

https://nowruziran.wordpress.com/2016/02/25/yemen-government-releases-video-hezbollah-training-houthi/

https://www.youtube.com/watch?v=kRwpsyi_CZY

 

 

(20 febbraio 2017)

 




 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2017 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

Comments

comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne clicca su "leggi di più". Questo sito utilizza cookies di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi