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I Ragazzi di Tehran: Ahmadreza Djalali come Giulio Regeni. L’Italia intervenga

di Ragazzi di Tehran  twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

 

 

Quando in Egitto fu ucciso il giovane ricercatore Giulio Regeni, l’Italia si mosse immediatamente per denunciare quanto accaduto. Come noto, nell’anno appena trascorso dalla morte del ricercatore italiano, le relazioni tra Roma e Il Cairo si sono drammaticamente raffreddate, nonostante i forte interessi economici e geopolitici dell’Italia in quel Paese (chiave) Mediorientale.

 

In questi giorni, quindi, assistiamo alla drammatica vicenda di un ricercatore iraniano, Ahmadreza Djalali, arrestato a Teheran nell’aprile del 2016, dopo essere arrivato nella Repubblica Islamica invitato da una locale università. Accusato di spionaggio, Djalali è stato costretto a firmare una confessione forza di contatto con una potenza nemica – come al solito Israele, un mantra per il regime clericale – ed è stato condannato a morte. In protesta contro la decisione della corte, Djalali ha iniziato uno sciopero della fame. La sua esecuzione capitale, secondo le informazioni, potrebbe addirittura essere eseguita tra un paio di settimane.

 

La questione del povero Ahmadreza, padre di due bimbi di 13 e 5 anni, interessa direttamente l’Italia. Ahmadreza Djalali, infatti, era stato ricercatore medico dal 2011 al 2015, nell’Università del Piemonte Orientale. Tra le altre cose, quando è stato arrestato, Ahmadreza insegnava in Svezia, ma ufficialmente lavorava ancora per l’Italia.

 

Per la sua liberazione, quindi, si sono mossi direttamente i suoi ex colleghi universitari che, coraggiosamente, hanno lanciato per lui una petizione su Change.org, una pagina Facebook e addirittura una colletta per pagare la campagna sui media per la liberazione di Ahmadreza (Generosity). Per la liberazione immediata di Ahmadreza, quindi, è stato lanciato anche un video su Youtube.

 

Purtroppo, all’attivismo dei colleghi universitari di Ahmadreza e della Rete, sembra non esserci un opportuno corrispettivo da parte della politica. Eccenzion fatta per alcuni singoli, le voci importanti sono praticamente assenti. A parlare per la liberazione di Ahmadreza sono stati il Deputato Daniele Capezzone, sembra in prima fila per i diritti umani in Iran e due Senatori (Manconi e Ferrara, che si recheranno personalmente all’ambasciata di Teheran a Roma, per chiedere la liberazione del ricercatore iraniano). Nulla, però, da parte del Governo direttamente. Non una parola da parte del Premier Gentiloni, ex Ministro degli Esteri, o da parte dell’attuale responsabile della Farnesina, Angelino Alfano.

 

Sappiamo bene che Regeni era un italiano, mentre Ahmadreza Djalali non era in possesso del passaporto nazionale. Riteniamo, però, che sia un dovere per l’esecutivo italiano attivarsi per garantire la sopravvivenza e la liberazione del ricercatore incarcerato. Cio’, non solo per il ruolo che l’Italia pretende di avere a livello diplomatico nella promozione della Moratoria Contro la Pena di Morte, ma anche per difendere gli interessi stessi del Paese.

 

 

(6 febbraio 2017)

 




 

 

 

 

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