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Ragazzi di Tehran, ex generale siriano: “Attentati di Al Qaeda orchestrati da Al Assad e Iran

Al Qaeda 00di Ragazzi di Tehran   twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

Il 2 dicembre scorso, il giornalista americano Roy Gutman – premio Pulizer – ha pubblicato un articolo esclusivo, che rivela la vera natura del regime siriano e di quello iraniano. Rivela soprattutto che cosa Assad e i suoi protettori a Teheran, sono disposti a fare pur di mantenere il potere.

 

Nell’articolo, pubblicato da The Daily Best, Gutman intervista un ex ufficiale dell’esercito siriano, il Generale Awad Al Ali. Prima di abbandonare il regime, al Ali ha ricoperto incarichi di primo piano e si è trovato in mezzo al caos generale, durante l’inizio delle rivolte del 2011. Parlando con Gutman, al Ali denuncia che i numerosi attentati che hanno scosso la Siria nel 2011, non erano frutto del lavoro di al Qaeda, ma di quello di Assad e dell’Iran. Lo scopo era quello di dimostrare che la Siria era colpita dai jihadisti sunniti e che le rivolte non erano affatto pacifiche.

 

Nel periodo degli attentati, il Generale Al Ali iniziò quindi ad organizzare una serie di barriere protettive vicino al suo ufficio nella capitale siriana. Proprio facendo questo lavoro, l’ex generale di Assad, comincia a capire che qualcosa non quadra. Invece di ricevere sostegno ed essere invitato ad aumentare le difese di sicurezza, al Ali riceve una chiamata dal Palazzo Presidenziale di Assad, in cui gli viene chiesto di rimuovere tutte le barriere di sicurezza che aveva creato. Ad ordinargli di rimuovere le barriere protetettive è direttamente il consigliere diretto del Presidente Bashar al Assad. Il giorno dopo, infatti, due attentati kamikaze colpiranno Damasco e Tadamon.

 

Il Generale al Ali – e numerose altri altri ufficiali del regime che poi hanno defezionato – cominciano a notare una sospettosa coincidenza nel 2011, tra l’arrivo delle delegazioni straniere in Siria, e gli attentati compiuti nel Paese. Attentati di cui il regime accusava costantemente al Qaeda, e sui cui luoghi portava costantemente le varie delegazioni, soprattutto quelle dei Paesi arabi. Peccato che, ogni volta che qualcuno di questi ufficiali provava a saperne di più su questi attentati, veniva allontanato.

 

Come quella volta che a Deir El Zour, addirittura, qualcuno’ dei servizi siriani, inviò l’informativa di un prossimo attentato kamikaze in anticipo. Attentato che puntualmente avvenne il giorno dopo, presso un complesso militare della zona. Il regime parlò di due attentati e della morte di 44 persone. Il Generale al Ali, arrivato sul luogo annunciato degli attacchi, verificò un solo attacco e non ebbe la possibilità di avvicinarsi alla zona dell’attacco e parlare con i sopravvissuti.

 

Nonostante gli impedimenti, al Ali venne a sapere che il mezzo usato per l’attentato kamikaze era stato venduto dai servizi segreti siriani ad una persona sconosciuta e che il mezzo era entrato nella zona militare il giorno prima, attraverso un passaggio per riservato agli impiegati. Peggio, grazie alle denunce di un altro ex ufficiale di Assad – AbdulKader al Khatib – si venne a sapere che dei corpi erano spariti dall’ospedale di Damasco, e trasportati sul luogo dell’esplosione.

 

Il Generale al Ali denuncia anche che, l’attentato del 2012 in cui vennero uccisi, tra gli altri, il Ministro della Difesa siriano Rajha, il suo vice Shawkat e l’ex Ministro della Difesa Turkmani, fu opera del regime, in accordo con l’Iran. Teheran, infatti, disse ad Assad che questi uomini volevano rovesciare il suo potere e lo convinse a farli fuori in un colpo solo (ovviamente facendo passare l’attentato come opera dei “terroristi”). Secondo l’ex Generale di Assad, il regime iraniano riteneva Shawkat responsabile della morte del terrorista di Hezbollah Imad Mughnyah, ucciso a Damasco nel 2008. Inoltre, i Pasdaran volevano eliminare Rajha, di fede cristiana, perche’ troppo vicino ad alcuni Paesi Occidentali e Turkmani perché’ vicino alla Turchia.

In poche parole, una terribile storia di “inside jobs”, voluta da Assad e dai suoi alleati per salvare il regime e creare fittiziamente un conflitto settario. Una storia cominciata quando, poco dopo l’inizio delle proteste nel 2011, Assad liberò centinaia di jihadisti sunniti dalle carceri siriane, jihadisti che – appena qualche anno prima – proprio Damasco aveva inviato in Iraq contro le truppe americane…

 

Fonte:

http://www.thedailybeast.com/articles/2016/12/02/how-assad-staged-al-qaeda-bombings.html

 

 

 

 

 

(5 dicembre 2016)

 

 

 

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