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Pinita Colada

Ragazzi di Tehran: se vuole onorare le vittime del Pulse, l’Italia chiuda al regime iraniano

Iran Khamanei Homosexualitydi Ragazzi di Tehran   twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La strage del Pulse ha commosso il mondo. Buona parte della politica italiana – mancano all’appello i cinque stelle – ha condannato senza mezzi termini la strage avvenuta ad Orlando, esprimendo piena solidarietà agli Stati Uniti e alla Comunità LGTB.

 

Una solidarietà giustissima, ma che deve essere affiancata da gesti concreti. Matteo Renzi, ad esempio, non solo ha espresso dolore per quanto accaduto in America, ma ha anche incontrato a Palazzo Chigi l’Ambasciatore statunitense a Roma, John Philiphs.

 

Le parole, però, non sono abbastanza. Soprattutto quelle di convenienza. Non è possibile, non è ammissibile e non è accettabile, condannare una strage di omosessuali e rivendicare la libertà per la comunità LGBT mentre, nello stesso esatto momento, si stringono le mani dei peggiori omofobi e razzisti.

 

E’ esattamente quanto sta succedendo tra Occidente e Iran, tra Italia e Iran. Il mondo democratico, infatti, sta aprendo la sua porta ad un regime fondamentalista, misogino, razzista e omofobo che, da sempre, non solo inveisce contro i gay, ma ne prevende anche la condanna a morte.

 

Il primo di questi omofobi, va ricordato, è la Guida Suprema Ali Khamenei. Khamenei, non ha mai dimenticato di dare risalto mediatico al suo pensiero sul tema omosessualità. Per Khamenei, infatti, essere gay rappresenta un “grave peccato”. Addirittura per Khamenei, la stessa decadenza Occidentale, sarebbe direttamente il frutto dell’omosessualità e del riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

 

L’Ambasciatore iraniano a Roma, tale Mozzaffari, non è altro che il rappresentante in Italia dell’ideologia fondamentalista di Ali Khamenei. Eppure, mentre l’Italia approva le unioni civili e mentre condanniamo la strage del Pulse, persone come Mozzaffari fieramente si vantano che l’”Italia rappresenta la porta principale dell’Iran verso l’Europa”. Non solo, questi discutibili rappresentanti diplomatici, vengono accolte dai principali esponenti della politica e dell’economia nazionale a braccia aperte (come dimenticare i recenti viaggi di Mozzaffari nelle Marche e in Puglia…).

 

Il rifiuto dell’omofobia – quello vero – deve passare anche dalle parole e dalle condanne. Se, però, non è capace di tradursi in fatti concreti, non servirà davvero a nulla. Chiudere la porta al regime iraniano, quindi, rappresenta un fatto concreto, davvero necessario per dimostrare che la nostra solidarietà con le vittime del Pulse, non è solo di facciata, ma anche sincera e reale.

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