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Ragazzi di Tehran, l’Italia scelga tra Hassan l’Oppressore e Hossein il Liberatore

Ragazzi di Tehran Hassan Hosseindi Ragazzi di Tehran  twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

 

 

Stanno drammaticamente deteriorandosi le condizioni di salute dell’Ayatollah Hossein Borujerdi, clerico di primo livello dello sciismo, imprigionato dal 2006 per ragioni politiche.

 

L’Ayatollah, infatti, al contrario dei tutti i suoi colleghi iraniani, da anni predica la separazione tra il potere spirituale e quello politico e una politica estera iraniana improntata alla pace con i vicini (anche con Israele). Per la sua resistenza pacifica, è stato soprannominato il “Mandela iraniano” (No Pasdaran).

 

Per questo, l’Ayatollah Borujerdi è stato sbattuto in prigione e condannato a 11 anni di detenzione. Questo ufficialmente, perché in realtà il regime pretende da lui una pubblica abiura e ha come obiettivo quello di farlo morire in carcere. Per denunciare lo stato pietoso della sua detenzione – in carcere ha perso un numero imprecisato di chili – Boroujerdi è riuscito a far arrivare lettere ad importanti rappresentanti internazionali, tra cui lo stesso Segretario dell’ONU Ban Ki Moon. Più volte, quindi, ha dichiarato lo sciopero della fame.

 

In questi giorni, l’agenzia per i diritti umani iraniana HRANA ha rivelato che l’Ayatollah Boroujerdi ha seri problemi all’apparato digestivo, causati da un virus. A dispetto della richiesta di ospedalizzazione, le autorità del carcere di Evin hanno rifiutato di concedere il diritto al ricovero (Hrana).

 

Mentre un clerico sciita di primo livello che sogna di portare l’Iran sulla via della democrazia, della pace e della modernità viene represso dal regime, un altro di livello minore viene accolto in Italia come un eroe. E’ atterrato a Roma in queste ore il Presidente iraniano Rouhani, accolto dal Ministro degli Esteri Gentiloni e da alcune autorità pontificie. Lo stesso Gentiloni che, facendosi vanti dell’impegno italiano per la Moratoria contro la Pena di Morte, non ha mai condannato una sola impiccagione, delle 2277 compiute in Iran dall’elezione di Rouhani alla Presidenza. Quando si dice la coerenza…

 

Ci chiediamo se, oltre ai sorrisi, i politici italiani sapranno raccontare al caro Hassan Rouhani, la differenza tra lui e l’Ayatollah Hossein Boroujerdi. Se sapranno chiedere la fine delle esecuzioni capitali e la liberazione dei detenuti politici.

 

Al di là di quello che sceglieranno i membri del Governo italiano, noi una cosa la sappiamo sicuro: tra Hassan (Rouhani) e Hossein (Boroujerdi), sceglieremo sempre Hossein

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 gennaio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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