Home / I Ragazzi di Tehran / Ragazzi di Tehran, il doppio standard sulla pena di morte del ministro Gentiloni su Twitter

Ragazzi di Tehran, il doppio standard sulla pena di morte del ministro Gentiloni su Twitter

Paolo Gentiloni 00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di I Ragazzi di Tehran  twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

Premessa: la condanna a morte dello Sceicco sciita Nimr al-Nimr in Arabia Saudita è deprecabile, cosi come l’uso della pena di morte nel XXI secolo. Fatta questa premessa, però, la condanna dell’uso delle esecuzioni capitali nel mondo deve essere a-politica e senza attenuanti.

 

Non va in questo senso, purtroppo, il tweet pubblicato dal Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Poco dopo l’annuncio dell’esecuzione di al-Nimr, infatti, Gentiloni ha scritto il seguente tweet sul suo profilo ufficiale: “Italia contro la pena di morte sempre. In Arabia Saudita esecuzione Imam al Nimr rischia anche di alimentare tensioni con comunità sciita” (Twitter).

 

 

Apparentemente non ci sarebbe nulla da eccepire su quanto scritto dal Ministro degli Esteri, ma purtroppo l’apparenza inganna. L’Italia, infatti, è sì in prima fila nel mondo contro le esecuzioni capitali e a sostegno della Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte, ma è rimasta saldamente in silenzio davanti alle quasi 2000 condanne a morte emesse dall’Iran dall’elezione alla Presidenza di Hassan Rouhani nel 2013.

 

Nonostante le richieste e le pressioni, infatti, il Ministro Gentiloni (e chi lo ha preceduto), non hanno mai condannato ufficialmente il comportamento inaccettabile del regime iraniano e l’uso quotidiano della pena di morte nella Repubblica Islamica. Pena di morte usata, si badi bene, in piena violazione di ogni norma internazionale e come strumento di oppressione politica verso gli oppositori.

 

Non solo: la Farnesina non si è neanche pronunciata contro l’aumento dei finanziamenti all’Iran da parte dell’Agenzia ONU contro il narcotraffico – UNODC. Ciò, nonostante il fatto che l’Iran usi la pena di morte soprattutto contro i piccoli spacciatori, anche in questo caso in violazione delle stesse posizioni delle Nazioni Unite (Iran Human Rights).

 

Secondariamente, lo stesso Ministro Gentiloni non ha mai rimarcato come, anche l’uso della pena di morte contro i sunniti in Iran, sia una fonte di alimentazione delle tensioni settarie all’interno dell’Islam. Mentre scriviamo, infatti, 27 detenuti sunniti sono pronti ad essere impiccati nel carcere iraniano di Rajai Shahr (Hrana). La loro prossima esecuzione, si badi bene, non ha alcuna connessione con la more di al-Nimr in Arabia Saudita. Eppure, sinora, la diplomazia Occidentale non ha aperto bocca per bloccare questo nuovo abuso dei diritti umani.

 

Come suddetto, il comportamento saudita è vergognoso e giustamente condannabile. Non è però usando il doppio standard sui diritti umani e sulla pena di morte, che l’Occidente cambierà veramente il volto del Medioriente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(4 gennaio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2016 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

Comments

comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne clicca su "leggi di più". Questo sito utilizza cookies di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi