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Ragazzi di Tehran, delle dichiarazioni di D’Alema su terrorismo, sciiti e sunniti se ne poteva fare a meno

Foto ANSA/SAMANTHA ZUCCHI

Foto ANSA/SAMANTHA ZUCCHI

di Ragazzi di Tehran  twitter@RagazzidiTehran

 

 

 

 

 

Parla a ruota libera Massimo D’Alema in una intervista per Repubblica, rilasciata lo scorso 24 Novembre. Lo fa con la caratteristica che maggiormente lo descrive: quella della supponenza culturale e politica. Una supponenza che, anche quando pone importanti spunti di riflessione, si perde sempre nella reale incapacità di arrivare al nodo del problema.

 

Dice in soldoni D’Alema parlando di Isis: l’Occidente ha fatto troppi errori e il nostro primo nemico è il Wahhabismo. Per sconfiggerlo, dobbiamo allearci con Iran ed Hezbollah e smettere di seguire la linea di Israele. Ancora: dobbiamo risolvere il conflitto israelo-palestinese e snidare il Califfato sul suo territorio, con il sostegno operativo di curdi, Yazidi e iracheni.

 

Premessa: che il marcio stesse nelle basi dell’ideologia Wahhabita, dal 1932 ufficialmente al potere in Arabia Saudita, ormai l’hanno capito anche i bambini. Un’ideologia ultra-conservatrice, figlia di una scuola religiosa regressiva come quella Hanbalita e responsabile – in nome di una politica spregiudicata di potenza – di aver finanziato il peggior terrorismo internazionale. A essere vero, quindi, è anche il fatto che l’Occidente ha fatto i suoi errori storici e che risolvere il conflitto israelo-palestinese sarebbe un bene per tutta l’umanità.

 

Il problema inizia quando si passa dalle belle parole ai fatti. Quando D’Alema – per risolvere il terrorismo sunnita – decide di sposare il terrorismo sciita. Nasce quando l’ex Ministro degli Esteri italiano ed ex Primo Ministro, ritiene seriamente che le tribù sunnite oggi al servizio del Califfato di al-Baghdadi per ragioni di pratiche, saranno disposte a voltare le spalle ad Isis per abbracciare i nemici storici sciiti, ormai quasi totalmente in mano alla Repubblica Islamica dell’Iran.

 

La questione diventa ancora più spaventosamente ridicola, quando si capiscono le omissioni storiche che – chissà quanto volutamente – D’Alema fa. Ovvero, quando non racconta che l’Iran ha sostenuto indirettamente la guerra contro Saddam Hussein del 2003. Cacciato Saddam, quindi, l’Iran e lo stesso Assad dalla Siria, hanno favorito l’ingresso dei peggiori jihadisti sunniti in Iraq, allo scopo di colpire la coalizione internazionale a guida americana. Il massimo dell’imbarazzo storico, si tocca quando D’Alema non denuncia il ruolo dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki, nel successo del Califfato. Sotto ordine di Teheran, infatti, al Maliki decide di terminare il sostegno militare alle tribù sunnite irachene, avviato dal Generale Petraeus dal 2008. Tribù che, espressamente, avevano chiesto armi a Baghdad per combattere l’ascesa del Califfato.

 

La peggiore omissione storica, probabilmente, D’Alema la fa però sulla Siria. L’ex Segretario DS, infatti, scorda di ricordare che, quando ancora la rivoluzione siriana era popolare, furono l’Iran ed Hezbollah a rendere il conflitto settario, entrando prepotentemente a difesa del regime di Bashar al Assad. Fu quella la miccia che rese la guerra siriana una guerra internazionale tra Sciiti e Sunniti. Ancora riguardo ad Isis: fu Assad, allo scopo di depotenziare i ribelli siriani, a liberare centinaia di estremisti salafiti dalle prigioni siriane. Tra loro, nell’Ottobre del 2011, fu liberato anche Abu Musab al Suri, ideologo del Califfato e del terrorismo in stile Parigi 2015.

 

Chiudiamo con il conflitto israelo-palestinese, da sempre una fissa di D’Alema. Che questo conflitto sia anche un conflitto immaginario è cosa nota, ed è noto che evoca tanti sentimenti differenti sia in Oriente che in Occidente. Detto questo, al di là delle questioni pratiche del negoziato, D’Alema fa finta di non vedere come la cosiddetta “Intifada dei Coltelli”, sia solamente una nuova jihad, combattuta in nome di Allah e della Moschea di al-Aqsa. Una jihad avviata non per “Due Popoli per Due Stati”, ma per ributtare gli “Ebrei a mare”. Una jihad benedetta dall’Iran che, poco dopo l’avvio degli accoltellamenti di inermi civili, ha organizzato a Teheran un incontro con esponenti di Hamas e della Jihad Islamica, invitandoli a proseguire nel loro terrorismo (Good Morning Iran).

 

Lo stesso Iran che, ergendosi a paladino dei Palestinesi, promuove la distruzione di Israele – un Paese creato su volere dell’ONU nel 1947 – e simula una campagna militare per la conquista di Gerusalemme (Lenziran).

 

Se questi sono i presupposti su cui l’Occidente dovrebbe correggere i suoi “troppi errori”, c’è da solo da gridare forte “si salvi chi può…”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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