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I Ragazzi di Tehran, il caso del giovane curdo Saman Naseem

Saman Naseemdi Ragazzi di Tehran twitter@ragazziditehran

In questi mesi, I coraggiosi combattenti curdi sono impegnati nella guerra contro i terroristi dell’Isis. Cosi, mentre da un lato Teheran arma e supporta i combattenti curdi iracheni – anche noti come Peshmerga – nella Repubblica Islamica avviene esattamente il contrario. Qui, i gemelli dei Peshmerga, ovvero i militanti curdi del Partito per Una Vita Libera in Kurdistan (PJAK), vengono costantemente perseguitati e classificati come terroristi.

In questi giorni, Amnesty International ha richiesto un’azione urgente per Saman Naseem, la cui esecuzione capitale potrebbe avvenire il prossimo 19 febbraio. Saman ha appena 22 anni e quando è stato arrestato ne aveva 17. Condannato a morte nel 2013 è stato accusato di Moharebeh, ovvero di essere “un nemico di Dio” e di “diffondere corruzione sulla terra”. La reale motivazione dell’arresto di Saman Naseem è la sua militanza nel partito curdo del PJAK, impegnato nella decennale battaglia per l’autodeterminazione politica e culturale del popolo curdo.

Secondo i documenti rilasciati durante il processo, Saman Naseem avrebbe ammesso di aver aperto il fuoco contro i Pasdaran. In un secondo momento, però, l’attivista curdo ha ritrattato quanto affermato in precedenza, accusando le Guardie Rivoluzionarie di averlo costretto a confessare con la forza. Ad ogni modo, le autorità del regime hanno negato a Saman Naseem il permesso di conferire con il suo avvocato durante la fase iniziale dell’inchiesta.

Non solo: secondo quanto denunciato da Amnesty, l’arresto di Saman Naseem viola la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione sui diritti dei Bambini. Questa seconda Convenzione sui Diritti dei Bambini, ratificata dal regime iraniano nel 1994, vieta l’uso della pena di morte contro coloro che hanno compiuto il crimine al di sotto dei 18 anni.

In considerazione della minore età avuta da Saman Naseem nel giorno del suo arresto, delle torture da lui subite e delle violazioni ai suoi diritti di prigioniero, Amnesty International ha chiesto una revisione del processo. Per sostenere la campagna di Amnesty, si prega di visitare questo sito.

(9 febbraio 2015)

©gaiaitalia.com 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata

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