Home / Copertina / Charlie Hebdo è anche in Iran

Charlie Hebdo è anche in Iran

Shoeil Arabidi I Ragazzi di Teheran twitter@ragazziditehran

Charlie Hebdo vive in Iran e tra poco tempo sarà ucciso ancora una volta. Il nome del Charlie Hebdo iraniano è Shoeil Arabi, un uomo di appena 30 anni, condannato a morte per un post considerato blasfemo pubblicato su Facebook. La pena di morte contro il povero Arabi – marito e padre di una bimba – è stata decisa ben prima del drammatico attacco contro il magazine satirico francese. Shoeil Arabi, infatti, è stato condannato definitivamente alla pena di morte il 24 novembre 2014, mentre buona parte del mondo si dedicava a descrivere il regime iraniano come un “partner”.

Shoeil Arabi è stato arrestato con sua moglie all’inizio di novembre e trasferito nel braccio 350 del carcere di Evin. In questo braccio, va ricordato, si trovano i detenuti politici iraniani. Gli attivisti per i diritti umani hanno denunciato che la Corte iraniana, in maniera del tutto illegale, ha aggiunto altre accuse contro il prigioniero, tra le quali l’accusa di efsad-e fel arz, ovvero “portare la corruzione sulla terra”. Va detto che la condanna a morte di Arabi, contraddice lo stesso codice penale iraniano che, per gli insulti contro il Profeta, prevede una punizione medievale di 74 frustate (art. 263 del Codice Penale Islamico).

Purtroppo Shoeil Arabi non è l’unico Charlie Hebdo in Iran. Nel maggio del 2014, quasi ad un anno già dall’elezione di Hassan Rouhani, otto attivisti di Facebook furono arrestati in Iran e condannati a complessivi 133 anni di carcere. L’accusa per loro era quella di blasfemia e insulti contro la Guida Suprema Ali Khamenei. Praticamente, i poveri giovani avevano usato Facebook per criticare il regime e sono stati puniti senza pietà. E’ di pochi giorni fa la notizia che, gli anni di pena inflitti ad uno dei condannati, sono stati aumentati ulteriormente dalla Corte di Appello del regime. Masoud Seyed Talebi sconterà 20 anni di carcere (e non 15 come stabiliti nel primo processo), sono per aver pensato differentemente dai Mullah e dai Pasdaran. Tutto questo, nel completo silenzio Occidentale.

Dopo l’attentato di Parigi i media internazionali hanno scritto che la Repubblica Islamica ha condannato l’atto di terrorismo. Si tratta, purtroppo, solamente di una mezza verità. Come rivelato dal sito Good Morning Iran, leggendo il comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri iraniano, è chiaramente possibile leggere come Teheran metta sullo stesso piano l’ideologia pazza dei terroristi sia stata messa sullo stesso piano dell’”eccesso di libertà” delle vittime.

L’Occidente tutto dovrebbe quindi chiedersi  se davvero la Repubblica Islamica rappresenti un partner per il mondo libero, oppure uno dei primi responsabili dei peggiori abusi contro i diritti umani e delle libertà civili.

(12 gennaio 2015)

©gaiaitalia.com 2015 ©ragazziditehran – diritti riservati, riproduzione vietata

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0

Comments

comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne clicca su "leggi di più". Questo sito utilizza cookies di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi