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Iran, l’abuso sistematico dei diritti umani come arma politica

Iran Rubrica - 01di I Ragazzi di Tehran  twitter@ragazziditehran

All’interno del regime iraniano è in corso una lotta tra fazioni: da un lato gli ultra-consevatori, contrari ad ogni rapporto con l’esterno, e dall’altro i “pragmatici” (Rouhani e Rafsanjani), intenzionati ad aprire la Repubblica Islamica agli investimenti internazionali. A dispetto di questo scontro politico-economico, purtroppo, ciò che non mette in conflitto le diverse anime del regime è l’abuso sistematico dei diritti umani.

Ormai, il numero delle condanne a morte emesse ed eseguite è davvero difficile da contare. Come noto, solamente dall’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran poco più di un anno fa, oltre mille prigionieri sono finiti sul patibolo. In questi ultimi giorni, ben tredici prigionieri sono stati impiccati, tra loro anche quattro donne: sette prigionieri sono stati impiccati presso Kerman, due presso la prigione di Bandar Abbas, mentre le quattro donne sono state ammazzate nel carcere di Bam. Secondo l’Ong Hrana – Human Rights Activist News Agency – nessuna di queste esecuzioni capitali è stata ufficialmente ammessa e resa nota dal regime.

La pena di morte è diventata, purtroppo, anche un’arma da brandire pubblicamente: il 31 dicembre scorso l’account Twitter affiliato ai Pasdaran – IRGC Network – ha pubblicato un macabro tweet (immagine sotto), in cui appare l’immagine di un giovane con il cappio al collo e una scritta in farsi che afferma “giusta esecuzione”. La fotografia in alto ritrae l’esecuzione capitale di due giovani avvenuta (in pubblico) presso Hamadan, nel settembre del 2014: i due ragazzi erano accusati di rappresentare “il male in terra”, un’accusa medievale usata anche per punire gli omosessuali.

La scelta dei Pasdaran di esaltare la pena di morte come punizione per i traditori, non è stata casuale. La scorsa settimana, infatti, il regime ha ricordato la manifestazione del 9 di Dey, la dimostrazione in favore della Repubblica Islamica organizzata il 30 dicembre del 2009 da parte dei Pasdaran. Si trattava di una risposta organizzata dai Mullah e dai Pasdaran per contrastare il Movimento dell’Onda Verde, sorto in protesta contro la rielezione illegale di Mahmoud Ahmadinejad.Iran Rubrica - 00

Il 9 Dey, quindi, è stato esaltato dal regime come la dimostrazione del sostegno popolare nei confronti dei Mullah e dei Pasdaran. In quell’occasione, ancora una volta, si sono levate voci in favore della condanna a morte di Mousavi e Karroubi, i due leader dell’Onda Verde. Purtroppo, lo stesso Presidente Rouhani – che in campagna elettorale aveva promesso la liberazione di tutti i detenuti politici – ha affermato che il 9 di Dey rappresenta la dimostrazione di fedeltà alla Repubblica Islamica”. Mentre Rouhani esaltava le repressioni del 2009, per le strade apparivano manifesti intesi a rappresentare Mousavi come una marionetta nelle mani degli Stati Uniti.

In queste ore Hassan Rouhani ha invocato un referendum popolare per approvare le maggiori riforme in campo economico. Purtroppo, nessun rappresentante del regime ha sinora invocato un referendum popolare in favore del rispetto dei diritti umani e civili per il popolo iraniano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(5 gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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